«LIVE IN NEW YORK CITY - Bruce Springsteen» la recensione di Rockol

Bruce Springsteen - LIVE IN NEW YORK CITY - la recensione

Recensione del 02 apr 2001

La recensione

Iniziamo con le note dolenti: qualcosa non quadra nella pubblicazione di questo live di Bruce Springsteen. Guardate il packaging: sono indicate 13 canzoni, come se queste fossero il vero progetto che aveva in testa il boss. La scritta successiva indica “Questo doppio CD contiene anche sei performance aggiuntive”. In realtà sono sette (“Born to run” è nascosta alla fine del primo CD, senza essere indicata da nessuna parte, come vi avevamo annunciato nelle news), ma il discorso non cambia: Bruce ha pensato a questo disco come ad un supporto allo special televisivo in onda in America in questi giorni. Un progetto modificato in corsa, dopo pesanti critiche da parte dei fan, con una scaletta che non è mai stata definitiva fino alla stampa. Insomma, un progetto travagliato.
E come non avrebbe potuto non esserlo: data la fama dal vivo di Springsteen, e data l’eco che ha avuto il suo tour di riunione con la E-street Band di cui tutto questo è documentazione? Si può immaginare quanto difficile possa essere stato prendere delle decisioni. Ma Springsteen, almeno (solo) in questo, non si è mai dimostrato all’altezza della propria fama di perfomer. Indeciso, come e quando pubblicare il suo primo disco dal vivo, optò per un quintuplo-patchwork (si era ai tempi del vinile), scontentando un po’ tutti e scegliendo di non scegliere. Anche la tormentata scaletta di questo disco, che omette alcune delle cose migliori fatte nel tour con la E-street band, sa di non-scelta. Nel desiderio di accontentare tutti, in certi casi finisce per scontentarne parecchi. Ma Springsteen è grande anche per queste umane debolezze.
Per il resto, fatte queste dovute precisazioni, sono solo note liete: Springsteen, in queste due ore e passa di musica live è in piena forma. La sua voce, con il tempo, si è fatta più scura, e risalta appieno nelle canzoni più nere, come il trascinante medley basato su “Tenth avenue freeze-out” o la nota “America Skin”, unico inedito insieme a “Land of hope and dreams”, altrettanto bella. Questi due brani fanno ben sperare per un futuro con la E-street Band (le news parlano di un ritorno in studio), ma per il momento non rimane che constatare che il Boss non è solo uno dei più grandi songwriter americani di sempre. E’ uno dei più grandi direttori d’orchestra e interpreti sulla piazza. Dirige la E-street Band come pochi altri rocker hanno saputo fare con i propri gruppi. E rivisita le canzoni dandogli nuova vita. Sentite la versione di quasi dieci minuti di “The river” o quelli che una volta erano brani acustici (“Atlantic city”, “Mansion on the hill”, “Youngstown”), come sono stati riscritti rivisitati insieme ai Blood Brothers.... O, al contrario, come viene scarnificata “Born in the U.S.A.” nella sua versione acustica.
Questo disco è soprattutto una testimonianza: di un gruppo di amici che si ritrovano, di una delle migliori band di sempre che torna sul palco, di un paio di concerti a New York, giusto dietro l’angolo dal natio New Jersey, di una polemica con la polizia locale (“American Skin” ovviamente) e, non ultimo, di uno show televisivo. Ma, per e/o nonostante tutto questo, è anche uno stupendo disco. E questo, alla fine, è ciò che conta.

(Gianni Sibilla)
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