«BILLY ELLIOT - ORIGINAL SOUNDTRACK - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - BILLY ELLIOT - ORIGINAL SOUNDTRACK - la recensione

Recensione del 03 mag 2001

La recensione

Non poteva scegliere canzone migliore il regista Stephen Daldry, certamente affascinato dal glam rock di Marc Bolan e dei T-Rex, per accompagnare le immagini d’apertura del suo ultimo film, “Billy Elliot”. “Cosmic dancer”, brano originariamente incluso nel disco più famoso dei T-Rex, “Electric warrior” (1971), recita infatti le parole “Danzavo quando avevo dodici anni/Danzavo quando ero ancora attaccato al cordone ombelicale/com’è strano ballare così presto…”. Guarda caso, Billy Elliot, il protagonista della pellicola, un bambino prodigio che abbandona la violenza della boxe impostagli dal padre per seguire segretamente dei corsi di danza classica, ha quasi dodici anni.
Un disco “davvero inglese” questo, in tutto e per tutto. Musiche ambientate nell’Inghilterra dilaniata dal famoso sciopero del 1984 da parte dei minatori frustrati per le condizioni lavorative, quando il punk era agonizzante e i gruppi pop new wave iniziavano a scalare le classifiche. Disco monopolizzato dai già citati T-Rex, praticamente sconosciuti in Italia e poco apprezzati nel resto del mondo, e dagli Style Council di Paul Weller, che a suo tempo aveva da poco abbandonato i Jam, al picco di una fortunata carriera.
Questa inusuale colonna sonora include anche due pezzi che assomigliano più a due pesci fuor d’acqua, piuttosto che a canzoni: il melenso e scialbo pop-melodico di “I believe”, di certo Stephen Gately, che dopo il recente scioglimento dei Boyzone ha ben pensato di dedicarsi alla carriera solista, e la testata “Burning up” di Eagle-Eye Cherry. Per il resto questo disco potremmo archiviarlo nella sezione “manifesti” – manifesto storico mancato, ma solo per poco – alla lettera P di proto-punk, movimento musicale e di costume che ha anticipato il più palese punk movement a cavallo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ‘80.
“Get it on”, marchio sexy stampato a fuoco sull’icona glitter di Marc Bolan, “I love to boogie”, altro brano in tema “danzereccio”, “Children of the revolution”, stridente invito alla ribellione giovanile e, infine, “Ride a white swan”, psichedelia sotto forma di boogie elettrico, vanno a braccetto con la rissosa “London calling” dei Clash.
In tutto 11 brani – per la quasi totalità di ottimo livello – intramezzati da stralci di dialoghi in lingua originale, che gli appassionati del genere sicuramente già conosceranno, e che altrimenti avranno più di una probabilità di allietare coloro che ancora non hanno familiarità con questi gruppi. Alla fine, però, il dubbio è incalzante. A parte alcune – ricercate – coincidenze tra i testi e la trama del film, cosa centrano i brani raccolti in questo CD con la storia e il tempo vissuti da Billy Elliot?

(Valeria Rusconi)
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