«SMILING & WAVING - Anja Garbarek» la recensione di Rockol

Anja Garbarek - SMILING & WAVING - la recensione

Recensione del 26 apr 2001

La recensione

La prima cosa da dire, se ci fosse Vulvia, è che Anja Garbarek è fija...; suo padre, infatti, è il popolare musicista ambientworldjazz Jan Garbarek, pilastro della casa discografica tedesca ECM, per la quale ha inciso grandi capolavori (“Officium”, insieme all’Hilliard Ensemble) alternati a delle grandi rotture di palle (“I took up the runes”, tanto per dirne una). La seconda cosa da dire, invece, è: avrei dovuto immaginarlo. Al quinto ascolto di questo album, quando la musica continuava a smaterializzarsi non appena uscita dalle casse e si ostinava a diventare niente, avrei dovuto intuire che dietro, nascosto da qualche parte, c’era lui. Senza voler fare alcun torto a lei – Anja Garbarek, naturalmente – vorrei parlare per un attimo di lui, Mark Hollis, leader dei Talk Talk, ai blocchi di partenza del pop negli anni ’80 – corsia accanto Duran Duran – e finito come punta avanzata di una musica visionaria, minimale, ineffabile e, sometimes, pallosa. Anja ha voluto conoscerlo – e d’altra parte chi non vorrebbe? Il personaggio è indubbiamente affascinante, come può esserlo chiunque versi apposta del caffè bollente su un assegno a nove zeri e poi ti chieda gli spiccioli per il bar – dopo essersi trasferita a Londra nel 1998. La sua intenzione era di coinvolgere Hollis, o quanto di corporeo è rimasto di lui, nel suo terzo album, e per essere sicura di creare un qualcosa di sufficientemente liquido e affascinante ha tirato dentro anche Robert Wyatt – ascoltatelo in “The diver” – e due eterei per definizione, gli ex-Japan Steve Jansen e Richard Barbieri. Il risultato, come vi dicevo prima, è qualcosa di assolutamente tenue, appartenente al mondo dell’aria prima ancora che a quello della musica, in cui le linee melodiche vengono fuori ascolto dopo ascolto in un’ipnotica e piacevole monotonia. A tratti Björk, a tratti Kate Bush – ascoltate “Stay tuned”, forse la più bella canzone alla Kate Bush mai scritta – a tratti il confluire di uno strano triangolo, come indicano le note informative accluse al disco, composto da Stina Nordenstam (penso che saremo in cinque ad avere un suo CD, e qualcosa mi dice che potrei farvi i nomi di almeno due degli altri quattro, sicuramente colleghi), la musica di Nino Rota e l’ultimo capitolo della carriera dei Talk Talk. Se tutta questa rarefazione e questo languore opalino che viene dai fiordi vi attraggono, non esitate a farvi avanti: non sono ancora finiti i tempi del Grande Nord, di Ibsen, del pallido Sole di Mezzanotte, della tundra popolata di renne all’alba, ecc. Se l’arrivo della primavera vi vede già sbracciati clacsonare in canotta o sfrecciare in minigonna e occhiali da sole in motorino, non ci provate nemmeno. Vi servirebbe tutto il Ricky Martin del mondo per riprendervi…

(Luca Bernini)
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