«SENZA ALI - Giorgia» la recensione di Rockol

Giorgia - SENZA ALI - la recensione

Recensione del 27 mar 2001

La recensione

A uno sguardo distratto potrebbe sembrare una ragazzina qualunque, vagamente inquieta, forse anche un po’ impaurita. E invece. Invece appena comincia a cantare ti chiedi da dove le venga fuori la voce, e – a parte questo – da dove le vengano fuori le idee. Che le hanno permesso finora, e non è poco, di azzeccare più o meno ogni mossa, di partire cantando davanti al papa (1994) e finire seconda classificata quest’anno a Sanremo.
Condivisibile o meno – se il pop non vi piace difficilmente amerete questo disco – il progetto di “Senza Ali” si mostra interessante fin dalle prime battute. Sia per la produzione (registrato tra Minneapolis e Los Angeles, è prodotto da Michael Baker, il direttore artistico di Whitney Houston), sia per l’equilibrio dei brani. Qui ci sono 13 canzoni che inseguono il filo conduttore del “Senza ali”, titolo del brano che apre l’album, che alternano sapientemente ritmo e melodia, in cui la voce di Giorgia è dosata al punto giusto, facendosi a tratti calda e sensuale, a tratti dolce e avvolgente. Notevoli, oltre al brano sanremese (“Di sole e d’azzurro”, composto assieme a Zucchero), anche la stessa “Senza ali” e “Save the world”, affascinante pezzo tra l’R&B e il pop, cantato assieme all’americana Aisha. Poi c’è la ballata onirica e ondivaga “Un posto migliore”, e un bel pezzo, “Il mare sconosciuto”, con un ospite d’eccezione: Herbie Hancock. Si conclude con l’angolo della memoria: la tredicesima traccia è la “vecchia” (1999) “Girasole” in versione acustica. E si resta con il pensiero che questo sia un album più che gradevole, con qualche caduta di tono verso la metà del CD, e una degna risalita in finale. Bel lavoro, Giorgia

(Paola Maraone)
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