«THE BROTHERS - ORIGINAL SOUNDTRACK - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - THE BROTHERS - ORIGINAL SOUNDTRACK - la recensione

Recensione del 19 apr 2001

La recensione

Ricordate “Waiting to exhale”, quel film dove quattro donne si ritrovano a un certo punto della loro vita a fare i conti con certi aspetti, spesso negativi, dei sentimenti? “The brothers” sembrerebbe quasi un rifacimento di quel film, stavolta però da una prospettiva maschile: quattro giovani e affascinanti amici (gli attori Morris Chestnut, Bill Bellamy, D.L. Hughley e Sherman Moore), si ritrovano a esplorare, con molti spunti comici, la battaglia tra i sessi. Il divertimento, l’irresistibile fascino dei quattro, l’amicizia e l’approfondimento dell’universo femminile, sono gli elementi chiave del lungometraggio, che vede tra le interpreti femminili anche la cantante-attrice Tatyana Ali.
La colonna sonora è una raccolta di 16 canzoni proposte sia da nomi noti come l’ottimo Marcus Miller, l’ex Blackstreet Dave Hollister e i Something For The People, sia da semisconosciuti come Duganz, AB e DL. Autentica sorpresa di “The brothers” è la presenza dei leggendari Maze di Frankie Beverly, i quali offrono ai nostalgici dei loro successi degli anni ’70, l’opportunità di riscoprirli ancora in forma con una nuova canzone intitolata “Teach each other”. Apprezzabile ritorno (anche se meno sensazionale) è quello di Eric Benet, il quale, in attesa di conoscere l’accoglienza del pubblico nella sua prima parte come attore nel film “All that glitters” al fianco di Mariah Carey, propone qui la deliziosa “Love don’t love me”. Nella soundtrack sono rintracciabili anche l’ennesimo duetto tra Eddie Levert (degli O’Jays) e il figlio Gerald Levert in “Two of a kind”, l’attivissimo Jermaine Dupri con i suoi protetti R.O.C. e Lil’ Mo in “Lay it down”, RL (dei Next) nella delicata “Good love”, il “Teddy Pendergrass del nuovo millennio”, ovvero Jaheim con “Let it go” (featuring Castro) e Snoop Dogg con “Hi 2U”.
”The brothers” ambiziosamente ha voluto riunire nomi e sonorità che possano rivolgersi ad un pubblico più vasto possibile (al contrario del film che sembrerebbe indirizzato al pubblico femminile), costituito cioè da appassionati di suoni del passato e fruitori del moderno R&B. La colonna sonora è infatti un mix piuttosto soddisfacente di soul, R&B, rap con qualche richiamo al jazz e al reggae, ma, per la verità, sembra che qualcosa manchi o che qualche elemento risulti di troppo. Per pochi tratti il contenuto appare fin troppo impegnativo per la “leggerezza” del film, il quale, tuttavia tenta di fornire un aspetto dell’universo maschile che il cinema afro-americano ha finora trascurato alquanto: sebbene la storia si muova fondamentalmente sullo stile “donnaiolo” dei suoi protagonisti, “The bothers” si propone come un’alternativa alle solite scene tra bande rivali, violenza e pistole.

(Alessandra Zacchino)
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