«CIAO RAGAZ - Andrea Mingardi» la recensione di Rockol

Andrea Mingardi - CIAO RAGAZ - la recensione

Recensione del 17 apr 2001

La recensione

Dal vivo e in dialetto emiliano. Questo due elementi possono già aiutare ad inquadrare l’ultimo album di Andrea Mingardi. Un altro prezioso indizio sta nel titolo, “Ciao Ragaz”.
In pratica si tratta di un disco giocoso, spiritoso. Ma la sua forza sta nell’essere riuscito ad unire festa, divertimento, a tratti goliardia, con un impatto musicale di tutto rispetto ( gli arrangiamenti sono curati da Maurizio Tirelli), che oltretutto riesce a conservare la vitalità del live. Si ride e sorride apprezzando anche la musica, in questo CD che raggruppa quattordici pezzi, tra inediti e vecchi brani di Mingardi, tutti trasportati in dialetto, per rimarcare l’importanza delle radici.
Alla luce di ciò diventa solo uno degli aspetti del disco la presenza di molti tra i maggiori protagonisti musicali della scena emiliana da Luca Carboni a Francesco Guccini, da Samuele Bersani a Lucio Dalla, da Gianni Morandi a Paolo Belli, da Paolo Mengoli a Gaetano Curreri, a cui si devono aggiungere gli attori Gianni Fantoni e Ivano Marescotti e i Lùnapop che non cantano ma, in coda al CD, vengono intervistati da Mingardi riguardo all’esclamazione “Socc'mel”.
E’ curioso sentire tutti questi nomi alle prese con il loro dialetto, peraltro entrando perfettamente nello spirito del lavoro del cantante bolognese. Citiamo giusto Gianni Morandi che si lancia in una impeccabile versione reggae di “Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte” e Francesco Guccini che duetta e conversa a suon di battute improvvisate con il padrone di casa (i due possono avere un avvenire come duo di cabaret) in una versione country di "La fira ed San Lazer”. Tra l’altro è dall’idea di questo duetto che ha preso corpo quella dell’intero CD.
L’elenco degli ospiti e il loro approccio alle canzoni fa diventare questo disco non solo un passaggio importante per la carriera di Mingardi, ma un album di riferimento per tutta l’Emilia musicale, uno sguardo d’assieme sulla qualità e la linfa vitale delle proposte di questa regione.
Tra i brani ricordiamo anche “Benessum” in cui, al ritmo di “Sex machine” di James Brown, Mingardi duetta con se stesso. Da sottolineare ancora la riconferma della sua gran voce annerita, che rende ancora più gustoso un album che non sa per niente di prodotto industriale. Forse è questo il maggior pregio.

(Francesco Casale)
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