«BLUES BLUES BLUES - Jimmy Rogers» la recensione di Rockol

Jimmy Rogers - BLUES BLUES BLUES - la recensione

Recensione del 17 feb 1999

La recensione

Jimmy Rogers ha fatto parte del ‘power trio’ più importante della storia del rock, perché allora il rock non esisteva ancora. Senza quella band, difficilmente lo avremmo conosciuto nella forma che lo ha reso prima celebre, innovatore, ribelle e rivoluzionario, poi maturo e, infine, un genere classico: parliamo della Muddy Waters Band. Insieme a McKinley Morganfield (il vecchio "Acque Fangose", appunto), in azione alla chitarra e al microfono, e all’altra leggenda Little Walter, dedicatosi nella circostanza all’armonica per fargli spazio alla chitarra ritmica, nei primi anni Cinquanta Jimmy Rogers diede il via all’epoca del blues elettrico, vivendo da protagonista una piccola epopea che lo avrebbe condotto a suonare in una serie interminabile di capolavori ed al fianco di autentici fuoriclasse, una categoria alla quale si iscrisse ben presto.
Erano i tempi della mitica etichetta Chess, che fece di Chicago il punto di riferimento di quella pletora di fenomeni delle sei corde che arrivavano dal Delta e dalle piantagioni e che presto avrebbero inciso album che, una volta esportati in Inghilterra, erano destinati a lasciare il segno nell’anima di giovanotti che si chiamavano Keith Richards, Mick Jagger, Eric Clapton, tanto per citarne pochissimi. Jimmy fu capace di tirare avanti nonostante la lunga era del dimenticatoio, ma restò sempre un eroe per i suoi celebri fans, che indirettamente gli diedero una mano suonando o incidendo, talvolta, uno dei suoi pezzi: e già, perché negli annali del blues Rogers è iscritto di diritto grazie a "That’s all right", "Ludella" e "Blues all night long". E, proprio quei celebri fans, furono chiamati a raccolta da John Koenig per rendergli omaggio suonando insieme a lui in una serie di cavalli di battaglia (i propri, ma anche quelli di Waters, Jimmy Reed e Sonny Boy Williamson). Sfortunatamente, il protagonista del tributo morì poco prima dell’uscita dell’album; fortunatamente, visse abbastanza a lungo per duettare con i più grandi del rock.
Per Keith Richards e Mick Jagger eseguire "Trouble no more" di Muddy Waters e "Don’t start me to talkin’" di Williamson è stato, oltre che il coronamento di un sogno, la dimostrazione di quanto bene avessero metabolizzato la lezione di Jimmy Rogers e dei suoi immensi colleghi: ecco come avere la conferma che le radici degli Stones sono nere come la pece e la loro anima pure; le due cover sono pura dinamite, e nei fans i rimpianti sorgeranno spontanei nel confrontarle con lo stile della band negli anni Ottanta e Novanta.
Ma i Glimmer Twins sono in ottima compagnia: Eric Clapton suona e dispensa classe pura con il Maestro nella sua "That’s all right" e in "Blues all day long", Jeff Healey ricompare in occasione di "Blow wind blow" e, soprattutto, Jimmy Page e Robert Plant giganteggiano in "Gonna shoot you right down (boom boom)" di John Lee Hooker: due killer come l’autore, diretti da un mentore, Jimmy Rogers.
Dove è finito questo blues? E’ restato a casa: mentre i figli del rock sono cresciuti ed invecchiati negli sfarzi degli stadi e negli eccessi degli hotel a cinque stelle, la Musica vive, per sempre giovane, nel South Side di Chicago.

Tracklist "Blow wind blow" (con Jeff Healey)
"Blues all day long" (con Eric Clapton)
"Trouble no more" (con Keith Richards e Mick Jagger)
"Bright lights big city" (con Taj Mahal)
"Ev’ry day I have the blues" (con Lowell Fulson)
"Sweet home Chicago" (con Stephen Stills)
"Don’t start me to talkin’" (con Keith Richards e Mick Jagger)
"That’s all right" (con Eric Clapton)
"Ludella" (con Taj Mahal)
"Goin’ away baby" (con Keith Richards e Mick Jagger)
"Worried life blues" (con Stephen Stills)
"Gonna shoot your right down (boom boom)" (con Jimmy Page, Robert Plant, Eric Clapton)
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