«JUST ENOUGH EDUCATION TO PERFORM - Stereophonics» la recensione di Rockol

Stereophonics - JUST ENOUGH EDUCATION TO PERFORM - la recensione

Recensione del 13 apr 2001

La recensione

E’ uno dei dischi più attesi dell’anno, almeno in Inghilterra. E’ “Just enough education to perform”, degli Stereophonics, amata/odiata band gallese che con l’ultimo “Performance & cocktails” è entrata definitivamente nell'olimpo della musica d’oltremanica.
I media inglesi, come al solito, una volta trovata la preda non la mollano più, esattamente come era successo e tuttora succede con gli Oasis. Verificato il successo del gruppo, di cui erano in parte responsabili, hanno iniziato a pubblicare anticipazioni, indiscrezioni, pettegolezzi, finendo per parlare di tutto fuorché di musica. Risultato: gli Stereophonics se la sono presa a male, tanto che hanno dedicato ai giornalisti una canzone. “Mr. Writer”, da cui arriva il titolo del disco, acronimo di “Just enough education to perform”. Il testo recita: “signor scrittore, perché non dici le cose come stanno? Una volta ti trattavo bene, ti dedicavo il mio tempo, ma appena giravo le spalle, facevi quello che facevi…”.
Ma tutta questa attenzione è giustificata? Dopo l’ascolto di “Just enough education to perform” c’è da dire che, polemiche giornalistiche a parte, gli Stereophonics confermano quanto di buono avevano lasciato intravedere in passato. Il disco si apre con le schitarrate alla Black Crowes/Oasis di “Las Vegas two times”, e si muove su coordinate beatlesiane/americane per tutte le 11 tracce, tra i coretti di ”Have a nice day” e le ballatone “Maybe” e “Caravan holiday”. Il pezzo migliore rimane proprio la ballata “Mr. Writer”, perfetta per mettere in evidenza la voce roca di Kelly Jones.
“Just enough education to perform” è un disco musicalmente molto curato, in cui spicca proprio l’interpretazione del cantante. Insomma, questo nuovo lavoro fa capire che non è tutto fumo, ma sotto c’è dell'arrosto. Forse non sconvolgeranno il mondo della musica, né saranno riconosciuti come il gruppo che ha introdotto particolari innovazioni, ma i ragazzi ci sanno fare.
Rimane comunque il dubbio che gli Stereophonics siano stati sopravvalutati in Inghilterra, dove il disco precedente ha avuto un successo andato ben oltre ogni previsione. Se il dubbio è legittimo, lo capiremo anche da come verrà effettivamente accolto questo disco, anche nel resto d’Europa.

(Gianni Sibilla)
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