«EL TOPO GRAND HOTEL - Timoria» la recensione di Rockol

Timoria - EL TOPO GRAND HOTEL - la recensione

Recensione del 04 apr 2001

La recensione

Confesso di essermi un po’ preoccupato dopo la dipartita di Francesco Renga dai Timoria: del gruppo lui era il frontman ed una presenza importantissima, anche perché in possesso di una tra le migliori voci del rock italiano. “Timoria ‘99” non mi aveva convinto più di tanto, ma il periodo di sbandamento era comprensibile. L’ascolto del nuovo lavoro mi dà un senso di sollievo: mentre Renga scende la scalinata del teatro Ariston di Sanremo, i suoi ex compagni pubblicano il disco della maturità. E allora siamo tutti contenti: da una parte Francesco trova l’esposizione mediatica alla kermesse nazionalpopolare, i Timoria ritrovano il loro equilibrio e noi abbiamo tra le mani un bel disco da ascoltare. Omar e soci riprendono la formula del concept-album già sperimentata con “Viaggio senza vento” e “2020 Speedball” e dal punto di vista musicale, con una veste progressive che porta in certi momenti alla mente vecchi gruppi nazionali come Orme e New Trolls dei tempi d’oro, riassumono un decennio abbondante di esperienze artistiche. Nelle canzoni di “El Topo Grand Hotel” si trova un po’ di tutto, dal funky (“Joe”) al metal (“Valentine”), dalle contaminazioni etniche (“Mork”) a quelle jazzy (“Vincent Gallo Blues” e “Ferlinghetti Blues”). E si ritrova anche Joe, il protagonista di “Viaggio senza vento”, che qui si rimette in cammino dopo le delusioni date dal tempo, dal mondo e dalle persone, per uno psichedelico viaggio spazio-temporale questa volta senza ritorno. Il viaggio parte da Roma nel 2001 (il presente), dove Joe si addormenta in treno per svegliarsi ad Amsterdam nel 1971 (il passato), prima di ritrovarsi in Messico in un oscuro futuro. Durante questo viaggio, Joe attraversa luoghi e ambientazioni cinematografiche (da “Paura e delirio a Las Vegas” a “Underground”) dove incontra una miriade di personaggi: Ugo Tognazzi (il portiere del Topo Grand Hotel), Jack Kerouac, Lawrence Ferlinghetti, Vincent Gallo, i Velvet Underground, Chet Baker, lo sciamano Castaneda, i Doors e l’extraterrestre Mork (quello che su un uovo viene da Ork). Il finale è questa volta pessimista: Joe se ne va con Ork verso un mondo che si spera migliore di questo. E’ l’unica reazione possibile: quella di alzare lo sguardo al cielo e accettare una nuova sfida attraverso le stelle, verso una nuova soglia percettiva in qualche dimensione parallela alla realtà. Hey, Joe! Salutaci gli altri mondi!

(Diego Ancordi)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.