«QUIET IS THE NEW LOUD - Kings of Convenience» la recensione di Rockol

Kings of Convenience - QUIET IS THE NEW LOUD - la recensione

Recensione del 12 dic 2000

La recensione

Sono norvegesi. Incidono per l’etichetta francese degli Air, la Source, ma potrebbero essere tranquillamente usciti per l’etichetta dei Belle & Sebastian, la Jeepster. La musica stessa, quasi sempre intimista, quasi sempre “folkeggiante”, porta alla mente le flebili e delicate ballate del gruppo scozzese. Un clone del famoso gruppo di Glasgow dunque? Per niente. I paragoni infatti finiscono qui. Perché se è vero che, come Belle & Sebastian Kings Of Convenience pensano musica pensata per mondi che si sviluppano e finiscono in una stanza (“Live in a room” era il loro EP d’esordio), se è vero che di intimismo e di folk sono imperniate le loro 12 delicate ballate, è anche vero che i due ragazzi norvegesi sembrano aver incamerato anche altri suoni. Il Brasile, ad esempio, la saudade delle ballate brasiliane, sembra parte del flusso sonoro di Kings of Convenience. C’è anche una sottile propensione al jazz in diverse tracce di “Quiet is the new loud”. Una propensione che ci fa accostare il duo norvegese ai primi Everything But The Girl o agli stupendi, intimi lavori scritti da Ben Watt e Tracey Thorn, probabilmente nel piccolo mondo protetto e intimista delle loro stanze, magari davanti a un “north marine drive” (il titolo del bellissimo album di Ben Watt solista), quasi vent’anni fa. Insomma: stiamo facendo paragoni altisonanti. Ebbene sì. Perché l’eden pensato da Everything But The Girl due decenni fa, per mood e sensibilità è vicino a quel senso di quiete che cercano di delineare Kings of Convienience con questo album. Se a questo poi ci si aggiunge la presenza di un arrangiatore come David Whittaker (già al lavoro con mostri sacri come Rolling Stones e Serge Gainsbourg, basilare in pezzi come “I don’t know what I can save you from” e “Failure”), si capisce quanto questo primo disco del duo norvegese sia da prendere più che come una dichiarazione di intenti (quiet is the new loud) senza sostanza ma come un motto a cui i due hanno fatto seguire ballate di tutto rispetto.

(Gian Paolo Giabini)
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