«UPSTYLEDOWN - 28Days» la recensione di Rockol

28Days - UPSTYLEDOWN - la recensione

Recensione del 08 mag 2001

La recensione

Fino a questo “Upstyledown”, la band australiana dei 28 Days era rimasta sconosciuta al pubblico dei ragazzi. C’è voluto un secondo album e un’adeguata promozione per far scoppiare la “bomba” 28 Days tra le mani della Mushroom, etichetta che li accompagna in questa seconda parte della loro avventura. A colpo d’occhio il quintetto si colloca nella cosiddetta nicchia riservata ai gruppi proto-punk, vale a dire coloro che traggono influenza nelle loro composizioni sì dal punk rock, ma anche dall’hardcore melodico e… dall’Hip-Hop. Certo, perché i 28 Days colgono a piene mani anche dalla black music, quella tipicamente old school che arriva dagli anni ‘80. Il rock in ogni caso è dominante nella maggior parte delle loro tracce. Si comincia con l’inizio fulmineo di “The bird”, una vera corsa a capicollo per le strade australiane ispirata all’hardcore dei Pennywise e al punk degli Offspring. “Know the score” è della stessa pasta, ma smorza i ritmi, che qui sono più cadenzati. “Sucker” è invece la punta di diamante, un singolo con un ritornello di chitarra geniale e dei cambi di tempo che vanno dall’hardcore all’Hip-Hop con completa indifferenza. Ancora con un po’ di melodia hardcore made in California su “Goodbye” ed è il crossover alla Dog Eat Dog di “Rip it up” che fa saltellare e ci riporta nel 1982, “ai tempi in cui l’Hip-Hop spaccava sul serio” (queste sono le parole del vocalist Jay!). Un po’ di sentimentalismo non guasta mai, come in “Song for Jasmine”, ma senza crogiolarsi troppo in questo tipo di emotività la corsa ricomincia dove era stata interrotta, proprio con “I remember”, tipica old school hardcore song simile alla seguente “Rolling gang”. “What you know” è un’altra scusa per calmare gli animi (ma non troppo) e tra un intermezzo e l’altro del DJ, ci godiamo l’ennesima incursione nel mondo dell’hip hop con la stilosa “Deadly like”, composta da cassa, basso, scratch, campione e rapping. Si riprende con il già classico ritmo punk melodico di “Information overload” e si chiude con il rapping alla Beastie Boys di “Kill the fake” (con intro in giapponese!). Un bel disco per i convinti amanti del crossover e dell’hardcore-punk, con una sorpresa in più: acquistando il CD si troverà un secondo disco corredato di videoclip multimediali.

(Angelo Ferrari)
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