«BARONES - Tenores di Neoneli» la recensione di Rockol

Tenores di Neoneli - BARONES - la recensione

Recensione del 20 apr 2001

La recensione

Accadono cose strane ai confini dell’impero decadente delle hit parade. Ad esempio che Ligabue, Guccini, Branduardi, Elio e Baccini, proprio loro, cantino in un disco dei Tenores di Neoneli.
L’idea è di questi ultimi e la causa è quanto mai nobile, come si suol dire. Si tratta dell’incisione di uno dei più amati canti sardi, intitolato ”Procurad’ e moderare” conosciuto come “Barones” (che è il titolo del disco). E’ la versione integrale (47 strofe) di “S’innu de su patriotu sardu a sos feudatarios” (L’inno del patriota sardo contro i feudatari), scritto nel 1796 da Francesco Ignazio Mannu di Ozieri, un canto di libertà contro gli invasori piemontesi, ma anche un atto d’orgoglio sardo, che assume ancor più significato per il fatto che sia cantato anche da gente di continente.
Si è scelto, per non appesantire il lavoro, di variare gli accompagnamenti, per cui ogni traccia fa musicalmente storia a sé. Non c’è quindi solo lo stilema per sole voci tipico del canto a tenores, ma brani di musica sarda scritti appositamente da Giannetto Cocco. Intervengono anche altri artisti isolani come Orlando Mascia, Roberto Fadda, Giannetto e Antonio Cocco, Peppino Marotto.
Gli ospiti illustri sono tutti cantori credibili, mettono impegno e serietà. Le loro partecipazioni hanno un gusto del tutto particolare: Guccini utilizza la scioltezza vocale acquisita con gli anni e riesce ad essere se stesso e contemporaneamente ad entrare nello spirito del progetto. Branduardi e Ligabue si spartiscono i versi di “Ai cuddos” e rischiano meno, godendo dell’appoggio di una chitarra acustica che accompagna. Baccini la butta sul confidenziale in “Intantu” sul quale poi interviene un Elio ormai esperto di sardo e canto a tenores.
La scelta di far intervenire cotanti ospiti e di utilizzare diversi moduli stilistici fa inevitabilmente venir meno la forza iterativa del ritmo tipico e secco del canto a tenores, con la sua grande forza timbrica, ma va detto che il coro di Neoneli da sempre ha considerato la contaminazione elemento fondamentale del proprio lavoro.


(Francesco Casale)
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