«LA TERRE COMMUNE - Elliott Murphy & Iain Matthews» la recensione di Rockol

Elliott Murphy & Iain Matthews - LA TERRE COMMUNE - la recensione

Recensione del 24 mar 2001

La recensione

Elliott Murphy è uno di quegli Artisti (con la A maiuscola) che potrebbero essere citati come esempio per tutti quei pagliacci che popolano le classifiche di vendita dei dischi in tutto il mondo. Mi piacerebbe molto prendere per le orecchie i burattini della boy band di turno, o quei miserabili che ne costruiscono immagine e carriera, portarli davanti a musicisti come Murphy, metterli in ginocchio sui ceci e dirgli: “OK, voi avrete anche successo, ma vi dovete inchinare davanti a personaggi come questo signore che voi sicuramente non conoscete, perché questo è un artista, mentre voi siete dei buffoni!” Elliott Murphy vive a Parigi ormai da parecchi anni ma questo non ha minimamente intaccato il suo modo di fare rock tipicamente americano. La permanenza oltralpe deve aver però trasmesso ad Elliott almeno un po’ di quella cultura dell’integrazione e della contaminazione che in terra francese ha la sua scuola migliore. Così dopo un album condiviso con il chitarrista francese Olivier Durand, il buon Elliott realizza ora questo progetto con un artista di diversa estrazione come l’ex-Fairport Convention Iain Matthews (ma Durand fa parte della band che li accompagna). Il risultato è un album cristallino e sincero, fatto di belle canzoni eseguite come sempre con il cuore in mano. Canzoni che in questo caso vanno equamente divise fra cover e composizioni da attribuire ai due intestatari del disco. Uniformate in uno stile elettroacustico, splendide ballate e canzoni rock d’atmosfera si accavallano costruendo un lavoro di stampo cantautorale che nella sua tranquillità riesce a mantenere alta la tensione emozionale. Anche “Blind Willie McTell” di Bob Dylan, “Darkness, darkness” di Jesse Colin Young, “Sad eyes” di Bruce Springsteen e “The ballad of the soldier’s wife” di Brecht e Weill vengono uniformate al resto con l’arrangiamento adatto e contribuiscono alla bellezza di un album che non vi farà certo pentire dell’eventuale acquisto.


(Diego Ancordi)
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