«IT WAS ALL A DREAM - Dream» la recensione di Rockol

Dream - IT WAS ALL A DREAM - la recensione

Recensione del 08 mar 2001

La recensione

L’album di debutto delle Dream, “It was all a dream”, è la somma di quelle caratteristiche che alcuni nomi già noti del teen pop hanno tracciato come regole base per passare dai giocattoli al music business. Volti carini, ritornelli di facile presa, doti vocali assolutamente nella media e balletti in sincrono. Le Dream in qualche modo riempiono il vuoto che nel panorama delle produzioni teen pop non era stato ancora colmato: l’esigenza di avere un gruppo che diventasse una sorta di versione al femminile dei Backstreet Boys o N’Sync. Quello che avrebbero potuto fare le Destiny’s Child (ma sono troppo R&B, nonostante gli ammiccamenti pop) oggi lo fanno le quattro minorenni Dream. Dietro il loro progetto c’è addirittura Puff Daddy, il quale si trova a esplorare un terreno sì fertile, ma per lui completamente nuovo. Puff Daddy ha prodotto molti dischi per artisti pop, da Mariah Carey alla sua ex Jennifer Lopez, ma non aveva ancora ingaggiato una teen band nella sua etichetta discografica, la Bad Boy Records. Puffy si è fatto venire questa idea, ha selezionato le candidate e creato dal nulla un nuovo fenomeno: le Dream, appunto. Ashley, Diana, Holly e Melissa vengono dalla California e sembrano un po’ la versione bianca e più giovane di un altro gruppo tutto al femminile di Puffy, ovvero le Total. Indirizzarsi verso il pop di sicuro è più remunerativo, soprattutto in un periodo in cui i giovanissimi in circolazione (Christina Aguilera, Britney Spears e le stesse Destiny’s Child) ormai stanno per lasciare, per limiti di età, la sezione “teen idol”. Le Dream nei loro 15 anni possono permettersi di inserirsi in questo contesto e di farlo fondendo la loro bella presenza con un album di sapore R&B, ma realizzato per il mercato pop.
“It was all a dream” è l’album d’esordio del quartetto, un disco che già dal titolo indica quanto a volte (e come) i sogni di grandezza possano diventare realtà. Nonostante il commento iniziale possa essere “un altro gruppo di teen ager?” e per questo ci si attende un altro disco piuttosto inutile e senza spessore, le Dream tuttavia fanno del loro meglio per apportare una qualche utilità nella musica del nuovo millennio. Nonostante in generale gli ingredienti sembrino gli stessi di molte altre cose già sentite, “It was all a dream”, non e’ così male! Le canzoni sono degne, la produzione di ottima fattura (in massima parte fornita dallo stesso Puff Daddy, ma anche da altri valenti produttori come Mario Winans) e le loro voci estremamente gradevoli. Ascoltandole, ci si accorge che le quattro sembrano più la versione bianca e al femminile dei New Edition, più che degli N’Sync e non a caso, evidentemente, l’album contiene una cover di “Mr telephone man” dell’ex gruppo di Bobby Brown. E’ proprio “Mr telephone man” la canzone migliore dell’album, insieme al vendutissimo singolo “He loves u not”, ma “It was all a dream” offre una raccolta di canzoni che si ascoltano volentieri come “In my dreams”, “This is me”, “Do you wanna dance” e la tenera ballata “Miss you”. Canzoni “radio friendly”, sonorità vagamente hip hop e R&B fornite a piene mani dal loro onnipresente scopritore Puff Daddy, “It was all a dream” porterà le Dream molto lontano… forse anche da Puff Daddy. Le ragazze hanno tutte le carte in regola per vedere i loro sogni realizzarsi e Puffy ha fatto una mossa molto furba spostando la sua Bad Boy verso la creazione di una nuova sensazione musicale. Ma per quanto potranno vivere all’ombra del loro scopritore? Holly indossa sulla copertina del disco una t-shirt di “Sean John”, ovvero la linea d’abbigliamento di Puff Daddy e l’album si è procurato immediate notorietà proprio grazie al coinvolgimento del famoso rapper e produttore, ma l’esperienza insegna che quando i sogni diventano realtà, non c’è spazio per brillare di luce riflessa e le Dream presto vorranno crearsi da sole il loro sogno da realizzare e non essere ricordate solo come il nuovo gruppo femminile di Puffy.


(Alessandra Zacchino)
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