«CHAMBRE AVEC VUE - Henri Salvador» la recensione di Rockol

Henri Salvador - CHAMBRE AVEC VUE - la recensione

Recensione del 01 mar 2001

La recensione

Di Henri Salvador ricordo la faccia, la mimica, il sorriso contagioso, forse anche – ma non sono sicuro – uno smoking con tanto di fiore all’occhiello. Erano ancora gli anni della TV in bianco e nero, erano i grandi varietà serali con ospiti, era la musica francese che odorava di classe, raffinatezza, poesia. Ero piccolo, ma davvero piccolo, e, seduto per terra davanti al divano, sentivo alle spalle l’attenzione dei miei per quel francese funambolo della voce, delle espressioni, ora crooner, ora imitatore in preda a una sbronza, un momento accorato e il momento successivo capace di sciogliere tutto in uno dei suoi sorrisi a tutta bocca. Non sapevo perché, ma mi piaceva.
Di Henri Salvador ho perso le tracce, poi, come quasi tutti. Fino a collocarlo in quella zona del ricordo che avvolge tutto in una sottile nebbia e non sa più distinguere chi c’era da chi c’è ancora e da chi non c’è più. Sento di nuovo parlare di lui grazie a questo disco, che in Francia lo riporta all’attenzione di tutti dopo anni di silenzio, e gli fa vendere centinaia di migliaia di copie, lo sento etichettare come una sorta di “Arigliano italiano”, altro caso di artista di razza suo coetaneo per anni vissuto ai margini del mondo discografico ufficiale. “Chambre avec vue”, come lo presenta la sua casa discografica, è ‘il capolavoro di una vita’, e una volta tanto penso che posso chiudere un occhio sullo slogan a effetto, perché il personaggio merita questo e altro.
Con il disco tra le mani sfoglio il libretto di foto e testi: in copertina, il viso coperto da un panama, c’è una sua foto di profilo, nella quale ritrovo il suo sorriso; dentro, accanto a scorci di vie, portoni e di un quartiere, la sua figura resa appena più fragile dal correre degli anni, il profilo di uno di quelli che sai che con loro non ti annoieresti mai, neanche un secondo.
Quando parte il primo brano, “Jardin d’hiver”, uno di quelli firmati dal binomio Keren Ann Zeidel/Benjamin Biolay, non si può non rimanere senza parole per la dolcezza della sua voce, per la sicurezza e il piglio che non conoscono il passare degli anni ma sono lì, freschi e intatti da sempre. E la sensazione di trovarsi di fronte a un disco tanto inafferrabile quanto prezioso, tanto fragile nella sua bellezza quanto capace di colpire a fondo, rimane e, anzi, si fa più forte quando si procede all’ascolto del disco. Passato e presente si inseguono per tutte le 13 canzoni che compongono “Chambre avec vue”, e i testi hanno buon gioco nel raffigurare i mille volti – e la personalità unica – di un grande artista, che canta, da vero crooner, raccontando in prima persona le proprie storie, anche quando sono scritte da altri. “Muraille de Chine” o “Je sais que tu sais” sono due fantastici salti nel passato, ”J’ai vu”, “Jazz Mediterranée” e la conclusiva “Aime-moi” sembrano non avere tempo e raffigurano al meglio la musica francese figlia del jazz e dello swing. All’elenco di ballad si aggiungono due bei duetti, “Un tour de manège” in compagnia dell’armonicista Thoots Thielemans, e “Le fou de la reine”, con la intramontabile Françoise Hardy, e un capolavoro assoluto, quella “Vagabond” che forse meglio di ogni altra canzone riannoda i fili con il passato di Salvador e con la sua originale personalità. Fondamentale nell’album la presenza di alcuni dei migliori jazzisti della scena francese, da Eric Le Lann (tromba), a Dennis Leloup (trombone), Dominique Cravic (chitarra), Daniele Scannapicco (sax) e il percussionista brasiliano Micelino Silvano.
Henri Salvador è un mito per il semplice fatto che, dopo tutto questo tempo, c’è ancora, e c’è con un disco che concede tutto al passato tranne che nostalgie, rimpianti, improbabili ritorni di gloria: semplicemente, il suo passato è sempre presente, proprio come lui e come la musica di questo disco. Che non potrà non piacere a chi ama la musica. Lui, da parte sua, è forse già da un’altra parte, vagabondo della vita e crooner incantato di un mondo in cui il music business non aveva ancora fatto troppe regole. E che sarebbe comunque inutile voler cercare di mandare a memoria adesso, a 83 anni. “Sono nato ieri, vivo oggi, morirò domani”, dice uno dei suoi proverbi preferiti. Grazie per averci ricordato di lei, Mr. Salvador, con questo disco, con la sua voce fuori dal tempo e con quel suo meraviglioso sorriso. E grazie per essersi ricordato di noi.


(Luca Bernini)
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