«UNDERSTANDING MUSIC - A&C Acoustic Group» la recensione di Rockol

A&C Acoustic Group - UNDERSTANDING MUSIC - la recensione

Recensione del 28 feb 2001

La recensione

Ha proprio ragione Brian Molko, il leader dei Placebo, a dire che AC Acoustics sono, senza meritarselo, uno dei gruppi più snobbati degli anni ‘90, uno dei gruppi più illuminati passati inosservati a una stampa (quella inglese) da sempre onnivora di nuove scene da creare, di nuove pop star da sbattere in copertina. Ac Acoustics, gruppo scozzese che vaga da dieci anni in un limbo a metà tra l’anonimia e il successo indie, non è mai stato ne pop star ne vicino a una delle tante scene che hanno attraversato il pop inglese negli ultimi dieci anni. Vicini da sempre a sonorità dilatate, astratte, al dreampop di fine anni ‘80, a gruppi come i Ride o My Bloody Valentine, a un modo di sentire la musica che fu dei così detti shoegazer, come un altro grande gruppo degli anni ‘90 ingiustamente sottovaluto (Swervedriver), Ac Acoustics, nel corso degli ultimi anni sono sempre andati dritti per la loro strada. E’ una strada che oggi, dopo anni di stenti, uno scioglimento della band, scazzi con etichette e quant’altro, li fa incrociare con un sentimento, con un’armonia che vibra nell’aria, oggi, anno 2001, che mai come ora è vicina alla loro naturale attitudine. Lo zeitgeist dei nostri tempi infatti sembra prediligere, dopo anni di elettronica, trip-hop, astrazioni sonore e chill out, un pop intimista, un po’ “estatico” (come il chill out dell’elettronica), quasi sempre tendente a ritmi blandi e rallentati. E in questo campo Ac Acoustics non sembrano scherzare. Basta ascoltare i primi brani dell’album (“Chinese summer”, “Ridley rider”) per capire quanto la band ci sappia fare con le atmosfere rarefatte, con le ritmiche rallentate. Se a questo poi ci si aggiunge il fatto che, come già preannuncia il nome del gruppo, le canzoni sono pensate prevedendo comunque una struttura scarna, spesso acustica, Ac Acoustics, involontariamente si accostano a quel NAM (New Acoustic Movement) di cui già si inizia a parlare in Inghilterra dopo il successo dei Coldplay. Ma Ac Acoustics non sono solo bravi a scrivere chill out pop intimisita e un po’ malinconico. Loro infatti, memori dello shoegazing, ci colpiscono dritto al cervello con estatiche esplosioni elettriche, venate di vibrazioni wave ma comunque, sempre fedeli a quelle sinfonie noise che ci regalarono gruppi come My Bloody Valentine, Ride o Slowdive più di un decennio fa. In entrambi i casi Ac Acoustics suonano quasi perfetti. E il disco, dall’inizio alla fine, risulta essere una serie di canzoni di grande valore.


(Gian Paolo Giabini)
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