«LIVE AT THE PERFORMANCE CENTER - Rainer» la recensione di Rockol

Rainer - LIVE AT THE PERFORMANCE CENTER - la recensione

Recensione del 07 mar 2001

La recensione

Americano di Tucson (Arizona), ma oriundo cecoslovacco, Rainer Ptacek dà sfoggio di tutto il suo talento in questo live album che immortala la sua ultima esibizione prima di morire. Come spiega la vedova Patti nell’interno di copertina, “questo concerto è stato registrato il 6 giugno 1997, la sera del 46° compleanno di Rainer Ptacek. Era in forma smagliante e si sentiva di toccare il cielo con un dito. Non ricordo un momento della sua vita in cui si sentisse più vitale. Suonò di fronte ad un pubblico amico, attento ed entusiasta, in una graziosissima vecchia chiesa sconsacrata nel centro di Tucson, Arizona, la sua città. Rainer ebbe la lungimiranza di far registrare professionalmente questo concerto da Chris Eager…”. Una lungimiranza davvero notevole, visto che pochi mesi più tardi, il 12 novembre, Rainer morì all’età di 46 anni per un tumore al cervello. In questa esibizione, effettivamente, l’atmosfera è particolarmente carica di pathos e quella sprigionata da Ptacek è un’energia che pochi bluesman bianchi sono in grado di rendere solo con voce e dobro. Non ci sono tecnicismi di sorta, ma il dobro riempie le 20 canzoni interpretate più di quanto le riempirebbe un’orchestra, facendo di questo piccolo concerto un’esperienza di grande intensità per gli amici presenti e per noi che ne ascoltiamo il resoconto su CD. Rainer sapeva sicuramente di essere malato e in questo frangente raccogliamo le ultime energie di un uomo che sembra davvero guardare alla fine con serenità, facendo registrare un concerto rivelatosi straordinario, oltre che l’ultimo. In un’ora e un quarto vengono proposte ad un pubblico attento e silenzioso, catturato dalla voce, dalla particolare tecnica chitarristica e dai brani proposti, una serie di brani scritti da Ptacek. Ma ci sono anche delle cover in cui troviamo la tradizione rurale di J.B. Lenoir (“Round and round”), le divagazioni orientaleggianti del George Harrison periodo Sgt. Pepper (“Whithin you without you”), le radici americane (“Slips away” di Willie Nelson), il respiro del jazz (“God bless the child” di Billie Holiday) e gli sviluppi più recenti del blues (“One wrong turn” di Greg Brown). Attraverso un sequencer azionato con un pedale, Rainer è in grado di mantenere un riff o un giro armonico e di improvvisarci sopra, mentre in altri brani l’approccio è più minimale. L’intensità non è comunque quella di un album rurale, ma di un blues teso e vibrante, con una timbrica vocale che sta fra il country, il blues di Chicago e in certi punti una cadenza quasi dylaniana. Questo “Live at the Performance Center” è il quarto titolo dell’opera omnia di Rainer ristampato dalla Glitterhouse.

(Diego Ancordi)
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