«LOST SONGS - David Gray» la recensione di Rockol

David Gray - LOST SONGS - la recensione

Recensione del 14 feb 2001

La recensione

Qual è il vero David Gray? Quello elettronico, quasi pop di “White ladder” o quello intimista ed acustico di “Lost songs”? Entrambi, e nessuno dei due. Perché questo disco, originariamente pubblicato solo in Irlanda e tra poco disponibile anche in Europa, non è il seguito dell’acclamatissimo “White ladder”. E’ piuttosto una raccolta di canzoni scritte e perse per la tortuosa strada della carriera del cantautore inglese, che prima di arrivare al successo era reduce da tre dischi: uno più bello dell’altro, ma totalmente ignorati dal pubblico. Gray, quando scrisse queste canzoni (tra il ’95 e il ’98, come recita il sottotitolo dell’album), non era sicuro di riuscire ad andare avanti come musicista. In seguito, dopo avere inciso “White ladder” (ma prima che questo “esplodesse”) è andato in studio e ha recuperato queste piccole perle, incidendole nel modo più semplice possibile.
Canzoni acustiche, semplici, quindi, che rivelano tutta la vena dylaniata del Nostro: semplici arpeggi di chitarra, qualche tocco di piano, voce profonda e sofferta, testi malinconici. Non aspettatevi le melodie vicino al pop di “Babylon”, ma piuttosto suoni vicini a “Sail away”, per citare come termine di paragone due dei migliori episodi di “White ladder”. “Lost songs” passa da canzoni più suonate come “Flame turns blue” e “Falling down the mountainside” a episodi chitarra e voce come “Twilight” e “Hold on”.
Un disco che, pur nella sua brevità (poco più di 35 minuti) è un piccolo gioello. Forse è un oggetto un po’ snob, destinato ad un pubblico più ristretto ed appassionato di quello che ha scoperto Gray recentemente. Ma proprio il tormentato rapporto con il successo del cantante, evidente anche nelle sue interviste, può spiegare la pubblicazione di questo disco: un ritorno alle origini, un recupero della propria storia - ben più lunga dell’ultimo anno di celebrità. E tutto il pathos che si sente in queste canzoni è la migliore dimostrazione che David Gray è tutto fuorché l’ultima meteora dello show-biz musicale.


(Gianni Sibilla)
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