«VOSTOK 6 - Kurt Swinghammer» la recensione di Rockol

Kurt Swinghammer - VOSTOK 6 - la recensione

Recensione del 07 mar 2001

La recensione

Data: 16 Giugno, 1963
Nome in codice: Gabbiano
Segni particolari: prima donna nello spazio

“E’ stata la prima/a lasciare la terra/è stata la prima a lasciare la terra…”.
Si conclude così, tra chitarre distorte, arpeggi idilliaci e cori angelici contrapposti a suoni graffianti, “The first” (La prima), uno tra i brani-simbolo dedicati all’appassionato amore per la scienza; brano incluso, questo, in “Vostok 6”, disco d'esordio dell’artista Kurt Swinghammer, originario di Toronto, in Canada, che paga tributo alla conquista dello spazio: una coraggiosa russa, Valentina Vladimirovna Tereshkova, prima donna ad orbitare intorno alla terra in una capsula, la Vostok 6, per quasi tre giorni.
Il tema portante del disco, la concezione di viaggio, spazio e tempo, lo trasforma addirittura in un concept album, come accadeva negli anni ’70; e ci si domanda subito che cosa possa portare un musicista a trattare un tema così poco frivolo. La risposta potrebbe semplicemente essere: perché Kurt Swinghammer, prima ancora che musicista, è “artista” nell’accezione più completa del termine: grafico, artista visuale, illustratore, animatore, produttore, arrangiatore, scrittore, chitarrista e chissà quant’altro… Così, oltre alla ricerca musicale più pura, Swinghammer affianca alle strumentazioni “in tema” spaziale, atmosfere visive decisamente riuscite, che si concretizzano nella mente dell’ascoltatore, vere quanto un quadro.
Il viaggio interstellare proposto dalle 17 tracce di “Vostok 6” inizia con il lento decollare di tastiere e sintetizzatori, simulando la partenza di una navicella, che si va poi a riempire di fiati e stralci musicali simili a quelli delle colonne sonore dei film di fantascienza degli anni ’60. Si potrebbe parlare molto di “Vostok 6”, descrivendone le atmosfere fredde, le incursioni arabeggianti, quelle jazz, e, soprattutto, della sua capacità di espandere la mente facendola meditare verso lo spazio aperto, costellato di satelliti orbitanti e dominato dal silenzio assordante della solitudine. E se da un lato Swinghammer attinge a piene mani dai suoni psichedelici e straniati dei Pink Floyd, dall’altro sembra aver tenuto conto della recente esperienza di un altro infatuato delle pellicole sci-fi kitch del passato, Jimi Tenor. Ma è davvero necessario interrogarsi sulle influenze che hanno dato vita all’easy listening di “Vostok 6”?
Decidetelo da soli, prendete il volo.

(Valeria Rusconi)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.