«AMORE NEL POMERIGGIO - Francesco De Gregori» la recensione di Rockol

Francesco De Gregori - AMORE NEL POMERIGGIO - la recensione

Recensione del 22 gen 2001

La recensione

Ventitreesimo episodio discografico nella trentennale carriera di uno dei più autorevoli rappresentanti della canzone d’autore italiana. Cantautore nel senso più tradizionale del termine, l’artista romano ha vissuto dall’interno gli ultimi decenni di storia del nostro paese, riportandone emozioni, lamenti, battaglie, vittorie e sconfitte, soddisfazioni e delusioni. Con questo lavoro, Francesco si mantiene legato al suo inconfondibile stile (“Il cuoco di Salò”, “Caldo e scuro” e “Sempre e per sempre” sembrano due brani del periodo di “Rimmel”): supporto musicale ispirato alla tradizione americana (ascoltatevi l’alcolica ballata country “Cartello alla porta”) e testi che fotografano dettagliatamente storie pubbliche e private. Continua ad essere una specie di “griot”, un cantastorie che tramanda alle generazioni future un po’ del disagio che pervade l’anima di chi fa della sensibilità la sua arma. Arma che a volte si è dimostrata vincente (con un successo commerciale di massa) e a volte si è scontrata con il potere della sua stessa espressione ideologica (le vecchie contestazioni degli autonomi nei suoi confronti), ma che ha sempre colpito il cuore del pubblico e continua a colpirlo.
Prodotto da Guido Guglielminetti, “Amore nel pomeriggio” si avvale delle collaborazioni di Franco Battiato nella produzione e nell’arrangiamento del singolo “Il cuoco di Salò” e di Nicola Piovani (premio Oscar per la colonna sonora di “La vita è bella” di Benigni) in “Natale di seconda mano”. C’è anche un brano scritto negli anni ’70 con Fabrizio De André, “Canzone per l’estate”: De Gregori sostiene che non sia un omaggio perché Fabrizio non lo avrebbe apprezzato, ma il fatto che l’abbia ripreso proprio ad un anno dalla morte del collega genovese non è probabilmente un caso. Sentimenti interiori, memoria storica (“Il cuoco di Salò”: “Anche un cuoco può essere utile in una bufera/anche in mezzo a un naufragio si deve mangiare/che qui si fa l’Italia e si muore/dalla parte sbagliata/in una grande giornata si muore/in una bella giornata di sole/dalla parte sbagliata si muore/e alla sera da dietro quei monti/si sentono colpi non troppo lontani/c’è chi dice che sono banditi/e chi dice Americani/io richiedo che faccia faranno/a trovarmi in cucina/e se vorranno qualcosa per cena”. Sembra un testo di De André!), analisi sociologica e spirito pacifista. Un altro bel disco, che riesce a farsi apprezzare dall’inizio alla fine con il semplice fascino della poesia, mantenendosi in linea con l’intera produzione di Francesco, e musicato con il gusto dell’essenzialità.


(Diego Ancordi)
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