«R - Queens of the Stone Age» la recensione di Rockol

Queens of the Stone Age - R - la recensione

Recensione del 18 gen 2001

La recensione

Osannato dai referendum di fine anno di tutta la stampa inglese. Copertine, articoli, interviste. Un qualche dubbio sorge. Perché questo disco è stato così acclamato da tutti?
Diciamolo, quando un album diventa “disco dell’anno” dell’NME e quando una band viene così insistentemente spinta dalla stampa d’oltremanica, al sospettoso giornalista italiano viene qualche dubbio. E così Rockol ha deciso di recensire questo album, con un po’ di ritardo ma con in più la consapevolezza dell’impatto che esso ha avuto. E bisogna dire che i dubbi sono confermati….
Non che questo disco non sia bello, anzi. Ma, a rischio di fare i bastian contrari, bisogna ammettere che la domanda iniziale rimane senza risposta. I Queen Of The Stone Age sono, come noto, diretti discendenti dei leggendari Kyuss, di cui, ovviamente è stata recentemente pubblicata una antologia (vedi le recensioni). Di questi conservano la rabbia chitarristica, la passione per il rock cupo e duro degli anni ’70. In più hanno qualche accenno melodico e una maggiore accessibilità generale.
Non stupisce che Josh Homme, leader della band, si sia trasferito a Seattle ed abbia suonato con gli Screaming Tress, per “Rated R” è fondamentalemente un disco di grunge dieci anni dopo. Grande furia chitarristica, riff alla Black Sabbatth, belle canzoni. Ma fondamentalmente cose che i Soundgarden avevano fatto la decade scorsa.
Detto questo, il disco contiene almeno un paio di piccoli capolavori, su tutte “Lost art of keeping a secret” e la conclusiva “I think I lost my headache”, con il suo finale quasi jazz (!), con una brass band. Tutto il disco è sicuramente sopra la media, con ottime canzoni. Ma, come ben sappiamo, questo non è sufficiente per fare di una band un caso. Potenza dei media inglesi, dei quali non finiremo mai di stupirci...


(Gianni Sibilla)
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