«IT'S ALL ABOUT THE STRAGGLERS - Artful Dodger» la recensione di Rockol

Artful Dodger - IT'S ALL ABOUT THE STRAGGLERS - la recensione

Recensione del 26 gen 2001

La recensione

Eccoli finalmente all’esordio sulla lunga distanza, su un disco vero e proprio. Eccoli i re del nu garage. Già, Artful Dodger sono proprio questo: i re del nu garage, cui contende lo scettro solo Craig David, qui presente in diversi brani, di quel guazzabuglio di ritmi sincopati e bassi a metà strada tra il sub funk e la jungle, di sonorità tra l’house, l’r&b e il new jack swing americano. Che poteva scaturire soltanto qui, soltanto ora, dalle giungle d’asfalto inglese. "Urban soul" potremmo definire il suono che confezionano Artful Dodger fin dagli esordi, dal fragoroso successo di “Re-rewind” (primo hit single del nu garage), reiterato poi, qualche mese fa, grazie a “Woman trouble”. I due hit, naturalmente, non potevano mancare su quest'album. E ad essi Artful Dodger accostano altri due pezzi già macinati a dovere dalle radio inglesi (“Please don’t turn me on” e “R u ready”) più 7 brani inediti, mai sentiti prima e che comunque non aggiungono nulla a quanto già detto dal duo inglese nei singoli di successo. Il vettore ritmico è quello: il two step, come lo chiamano in Inghilterra, accostato a suoni rigorosamente legati alla tradizione della musica black. R&b, soul e new jack swing sono i punti cardine di tutti i brani contenuti nel cd; per discostarsi dal canovaccio americano e rimanere fedeli alla formula vincente di “Re-rewind”, Artful Dodger accostano suoni che diano un senso di “englishness” al progetto. Il problema è che in quasi tutti i brani gli ingredienti sono sempre gli stessi. Sì, qua e là sbuca qualche chitarra acustica malinconica (guarda un po', elemento caro a un altro “marpione” della scena come Craig David). Artful Dodger poi non si dimenticano neppure di strizzare l’occhio alla disco (gli archi “I can’t give it up” sono un chiaro tributo a questi suoni), altro genere in voga nell’house. Insomma, un disco che, in ogni istante, sembra pensato a tavolino e per questo suona precotto, falso e, soprattutto inutile. Meglio sarebbe stato fermarsi al singolo di successo, anzichè tediarci con un album intero.

(Gian Paolo Giabini)
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