«LEVEE TOWN - Sonny Landreth» la recensione di Rockol

Sonny Landreth - LEVEE TOWN - la recensione

Recensione del 03 feb 2001

La recensione

Con grande piacere ho tra le mani il nuovo album di Sonny Landreth, assoluto maestro della chitarra slide e rocker di razza dalla carriera prestigiosa. Questo splendido “Levee Town” sembra chiudere un’ideale trilogia iniziata nel 1992 con “Outward bound” e proseguita nel 1995 con “South of 1-10”. Si sono dovuti attendere 5 lunghi anni perchè lo stile di Landreth arrivasse a pura definizione, ma basta inserire “Levee Town” nel lettore per cancellarli in un attimo. Già le prime note della title-track ci catapultano in Louisiana con l’andamento cajun e la seconda voce aggiunta da Mr.Hiatt, amico di Landreth; il brano è stato registrato proprio durante le session del nuovo disco di quest’ultimo, che si avvarrà della sei corde di Sonny. Il cajun e lo zydeco, punti di partenza del sound di Landreth, che si è fatto conoscere negli anni ’70 al fianco di Clifton Chenier, vengono sapientemente mescolati con le radici folk americane, il rock’n’roll, il blues, il southern-rock e, in un paio di brani, il soul grazie alla presenza di una sezione fiati. John Hiatt non è l’unico ospite di prestigio presente nell’album: ci sono anche Bonnie Raitt e illustri musicisti come Herb Petersen, Michael Doucet, Jennifer Warnes, Danny Kimball, Stephen Bruton e altri. E naturalmente la band di Sonny, composta dal bassista David Ranson, dal tastierista Steve Conn e dal batterista Michael Organ. Quattro dischi in 20 anni non mostrano grande prolificità, ma la carriera solista di Sonny Landreth occupa lo spazio libero tra un tour e l’altro come sessionman.


(Diego Ancordi)
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