(Paolo Giovanazzi)
Fall - THE UNUTTERABLE - la recensione
Recensione del 27 gen 2001
Debuttare in piena esplosione punk/new wave e restare ancora in pista nel 2000 non è un'impresa da tutti. Che ci siano riusciti i Fall è ancora più sorprendente, visto che non hanno mai concesso granché in termini di facilità d’ascolto. Eppure, il fatto di non essersi allineati agli stilemi commercialmente più fortunati del movimento da cui hanno preso le mosse ha probabilmente determinato la loro longevità. Soldi pochi, credibilità molta, si potrebbe riassumere. Grazie soprattutto a uno stile magari indigesto per i più, ma sicuramente riconoscibile. “The Unutterable” segna il rientro dopo un periodo poco felice, segnato dall’ennesimo cambio di formazione nonché di etichetta. L’essenza della band non è cambiata: il centro della scena è sempre saldamente occupato dall'irascibile leader Mark E. Smith, il cui mugugno fra cantato e parlato è il marchio di fabbrica principale dei Fall. Peccato che non siano inclusi i testi nella spartana confezione del cd, perché i suoi bizzarri sproloqui - elemento centrale nella stesura dei pezzi - non sono decifrabili molto agevolmente. Comunque, anche quando non si capisce bene che cosa stia cantando, conta il modo in cui lo fa. Cioè con un tono da ubriacone da pub fra l’annoiato, il rabbioso e il visionario che si potrebbe definire ormai un classico dell’underground inglese. Quando viene servito da riff efficaci, Smith è indubbiamente ancora capace di colpire e in questo album la cosa si ripete piuttosto frequentemente. “Two librans” ad esempio esibisce un andamento oscuro e aggressivo che non sarebbe spiaciuto ai Joy Division e “Sons of temperance” può richiamare alla mente certe vecchie cose dei Wire. Sia chiaro però che non ci troviamo di fronte a un’operazione di riesumazione dei bei tempi andati dell’Inghilterra tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio del decennio successivo. I Fall si mantengono semplicemente coerenti con la propria storia e riescono comunque a non suonare come dei patetici malati di nostalgia. Come dei classici del genere, semmai. Se poi qualche dj/remixer volesse mettere mano a “Das Katerer”, probabilmente, risulterebbe chiaro che ci si trova al cospetto di una band ancora al passo con i tempi. Forse il vero problema è che molto probabilmente a Mark E. Smith verrebbe voglia di spaccargli la faccia…
(Paolo Giovanazzi)
(Paolo Giovanazzi)