«DALLA PARTE DEL TORTO - Claudio Lolli» la recensione di Rockol

Claudio Lolli - DALLA PARTE DEL TORTO - la recensione

Recensione del 13 gen 2001

La recensione

"Staremo sempre lì, seduti dalla parte del torto, con i minimi del nostro mondo, solo perché siamo fatti così e i minimi ci piacciono: i bambini, i vecchi, i poveri, i ladri, gli zingari, i drogati, etc., etc... Gli altri metteteli voi nella lista". Così Claudio Lolli accompagna il suo nuovo album, "Dalla parte del torto" per l'appunto: un disco che spunta dal passato e scivola fino al presente, con nove brani (pochini: essenzialità o aridità della vena creativa?) in perfetta simmetria: quattro classici rivisitati, quattro nuove canzoni coerenti con il Lolli-pensiero, e a far da spartiacque una sorta di reading (legge il poeta Gianni D'Elia) a commento del vecchio album "Ho visto anche degli zingari felici".
La sensazione, ascoltando il disco, è che Lolli sia uno dei pochi uomini-contro davvero inossidabili, sopravvissuti allo scorrere normalmente impietoso e devastante delle mode e delle stagioni: la vecchia "Borghesia", inno e urlo di rabbia più che canzone, è qui rivista, rivitalizzata (ci suonano anche i Gang) e leggermente modificata nel testo (ma ci dicono che Lolli dal vivo la canta in questa nuova versione già da diversi anni).
E percorrendo l'album a ritroso, fanno capolino "L'amore ai tempi del fascismo", la "Canzone dell'amore e della precarietà" e "Analfabetizzazione": altri brani-chiave del canzoniere di Claudio Lolli. Il confronto con le canzoni nuove ci permette di capire una cosa: quest'uomo non è cambiato, almeno nella sostanza. Che resta quella di un guerrigliero pacifico, una specie di Don Chisciotte deciso ad arrestare le pale dei mulini a vento a suon di musica; un eroe dei poveri burbero e buono che tenta di denunciare l'ingiustizia e di colmare le disuguaglianze. Impresa ardua, la sua, considerato lo spazio che la canzone "impegnata" ha al momento in Italia (e nel mondo), e il fatto che le 650.000 persone che hanno comperato il disco dei Lùnapop ben difficilmente spenderanno altre trentamilaerotte lire per uno come Lolli.
Peccato: sarebbe il caso di conservare uno spazio per questa sua musica suonata piano, senza urlare, con delicatezza; per queste canzoni parlate e non cantate, accompagnate dagli strumenti misurati e precisi degli amici di sempre; per questa musica che non è musica, ma piuttosto tentativo di poesia, capace ancora (caso raro) di rispettare le regole del cielo e il ritmo della terra.

(Paola Maraone)
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