«TRA LE MIE CANZONI - Biagio Antonacci» la recensione di Rockol

Biagio Antonacci - TRA LE MIE CANZONI - la recensione

Recensione del 09 gen 2001

La recensione

Raccolta con inediti, versioni dal vivo con cori di ragazzine, versioni riarrangiate.
Verrebbe da archiviare alla voce: autocelebrazione.
Ma come può il cantautore milanese autocelebrarsi se in questa raccolta manca la sua canzone-chiave? Si chiama "Mi fai stare bene" ed è un brano importantissimo, perché Biagione canta "Mi fai stare bene" come se in realtà intendesse "Mi fai stare MALE". Con quel tono strascicato, dell’artista che soffre, Dio se soffre, perché la vera canzone d’amore tricolore, bisbigliava un noto discografico anni fa, va incisa facendo mangiare al cantante una immensa pepata di cozze, affinché si dolga, si contorca, si disperi. Il fatto è che gli italiani sono un popolo divertito e divertente, ma in materia di sentimento tendono a struggersi e affliggersi, se no gli pare di fare peccato, e quindi si sentono tenuti ad "amare fino a farsi del male, è l’unica cosa da fare ", come predica Biagione. Così, dopo il lamentoso Baglioni, il lagnoso Renatozero, e il dolente Carboni delle "Farfalline", una nuova generazione ha trovato il proprio sofferente poeta. Con "Iris", "Alessandra" e le loro sorelle, Biagione (che a differenza dei succitati ha anche il fisicaccio e lo ostenta in foto), ha finalmente trovato consacrazione nella scia della migliore tradizione della canzonetta italiana, acclamato trionfatore accanto a Gigi D’Alessio, fenomeno sottaciuto dell’anno e non privo di punti di contatto con il collega milanese. Anzi, forse Gigetto è persino più glamour di Biagione, che solo raramente si riprende dalle sue dolorosissime storie d’amore (ma donne divertenti ne ha mai incontrate?) e volge il suo afflitto sguardo altrove. Con i medesimi tormenti: in "Se è vero che ci sei", dialogo con Dio, o in "Non so più a chi credere", in cui "i bambini giocano al sole, e nei loro disegni c’è il cielo", ma porca l’oca, nel mondo ci sono "Loro" (chi?). "Loro sparano al sole, loro sporcano il cielo". Accidenti a loro, quanto ci fanno soffrire. Chissà se sono "Loro" ad aver paralizzato l’antica vitalità di "Liberatemi" e "Non è mai stato subito", che sembra archiviata. Ce lo fanno temere i tre pezzi inediti consegnati a questa raccolta ("Guardami", "Ti ricordi", "Le cose che hai amato di più"), nei quali Biagione esalta "quell’amare, amare, amare forte fino a non mangiare più". Le ragazzine, nelle loro camerette, affondano la faccia nel cuscino, come faceva la loro mamma ascoltando "E tu" o "Avrai".
Evvia, un po’ di vita.

(Paolo Madeddu)
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