«CONSPIRACY OF ONE - Offspring» la recensione di Rockol

Offspring - CONSPIRACY OF ONE - la recensione

Recensione del 20 dic 2000

La recensione

Con “Americana” gli Offspring hanno dimostrato di poter reggere l’impatto con il grande mercato discografico. Se “Smash” era stato l’exploit capace di catapultarli nel giro dei grandi numeri, l’album di “Pretty fly” è stato la conferma che Dexter Holland e compagnia hanno tutte le capacità per evitare un destino da “one-hit wonder”. Consolidata la propria posizione di preminenza, non hanno mancato di cozzare con le imposizioni della grande discografia, scontrandosi con la loro etichetta a proposito dell’intenzione di rendere disponibile “Conspiracy of one” gratuitamente sul web, prima del suo arrivo nei negozi. Obiettivo fallito, ma l’iniziativa, se non altro, ha dato una prova tangibile della volontà degli Offspring di non voler rinunciare a occupare una posizione non allineata con le multinazionali del disco, di cui sono momentanei alleati, ma non amici per la pelle, a quanto pare.
A questo punto, farebbe piacere se il nuovo album testimoniasse un momento di grande forma artistica, ma le cose non stanno esattamente così. “Conspiracy of one” è un lavoro tutto sommato piacevole, ma semina anche qualche dubbio. I risultati migliori vengono quando la band si muove nei confini della formula che l’ha portata al successo: velocità punk, melodie orecchiabili, ritornelli trascinanti che il pubblico può cantare in coro agitando a ritmo il pugno, prima di riprendere a pogare. "Come out swinging", “Million miles away” e “All along” sono esempi di questo tipo, e non mancheranno di impazzare nelle feste dei ventenni nei prossimi mesi, così come il singolo “Original prankster”, che però evidenzia come la trappola della ripetizione sia sempre in agguato. Le similitudini con la fortunata “Pretty fly” sono infatti smaccate e l’impressione finale è quella di una mezza fotocopia. Ovviamente, l’originale suonava meglio. Peggio ancora, quando si discostano un po’ dai moduli familiari, gli Offspring balbettano pezzi non molto convincenti come “Denial, revisited” o “Vultures”, tentativi di misurarsi con arrangiamenti più vicini al rock mainstream che suonano irrimediabilmente fiacchi rispetto ai pezzi più veloci. Nulla di disastroso, ma è giusto dire che ai tempi di “Americana” la band sembrava più in forma.


(Paolo Giovanazzi)
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