«LA VASCA - Alex Britti» la recensione di Rockol

Alex Britti - LA VASCA - la recensione

Recensione del 17 dic 2000

La recensione

Per chi ha molto amato il Britti di "Solo una volta (o tutta la vita)" recensire "La vasca" è un'impresa ardua. Prima dell'ascolto la sensazione dominante nei confronti del nuovo disco era (ovvio) quella dell'attesa, della curiosità. Cosa riuscirà a fare di nuovo, ci si chiedeva, questo menestrello scapestrato e un po' arrogante, che due anni fa ha incantato le spiagge (e le radio) d'Italia con una canzoncina semplice semplice, una chitarrina, una melodia fresca e avvolgente, di quelle che ti restano attaccate al cervello e che non riesci a fartele uscire dalla testa neanche volendo?
Risposta: niente di rilevante. Le canzoni di "La vasca" ricalcano sostanzialmente quelle del precedente "It.pop", e chi ne ha il coraggio venga a dirci che non è vero. Secondo noi, in soli due album Alex il riccioluto è riuscito inequivocabilmente a creare un efficace "Britti-Style": voce monocorde (del resto il Nostro non ha mai preteso di essere un cantante), chitarra suonata-da-dio-ma-non-troppo-esibita un po' ovunque, suoni costruiti con l'aiuto di un computer a condire il tutto. Così in "La vasca" si passa da "Milano", omaggio a una città amata-odiata "ma dove non si può non andare", a "Mamma e papà", memorie di un bambino e di un tifoso romanista, alla tragica "Lucciola" (riflessione sulla vita delle prostitute), per un totale di undici pezzi che scorrono via tranquilli, piacevoli anche, senza troppi grilli per la testa. Quello che potremmo definire "filastrocca a tempo di blues elettronico" riempie il disco di Britti e compone un percorso preciso, quello di un ragazzo abbastanza grande da potersi permettere di camminare sulle sue gambe, ma non abbastanza ardito da sperimentare nuove strade. Come a dire: quello che ho fatto finora funziona, perché dovrei cambiare proprio adesso, con il rischio che magari non mi compri più nessuno? Così il singolo di lancio dell'album, "Una su 1.000.000", è un piccolo capolavoro del genere: solito ritmo veloce e orecchiabile, solite liriche divertenti e non troppo impegnate, tra il quotidiano e il nonsense ("Amo, amo, è un buco alla ciambella, la sua dolcezza effimera la rende così bella"). Ma il passo avanti, Britti, quando lo fa? Speriamo presto, speriamo con il prossimo disco: ché altrimenti rischia di restare uguale a se stesso, e di tornare a suonare la chitarra nei localini di tutta Europa, come prima dell'esplosione. di due anni fa.

(Paola Maraone)
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