«GOLDEN LIES - Meat Puppets» la recensione di Rockol

Meat Puppets - GOLDEN LIES - la recensione

Recensione del 28 dic 2000

La recensione

“Registrammo il disco in un piccolo studio che pagavamo 200 dollari al mese, Kyle possiede tutta la strumentazione necessaria così si prese cura di tutti gli aspetti tecnici. La produzione ce la siamo in pratica gestita da soli. Per quanto mi riguarda, abbiamo semplicemente dimostrato che le produzioni tecnologiche sono solo un mucchio di stronzate”. Curt Kirkwood racconta così la genesi del dodicesimo album dei Meat Puppets “Golden lies”, ottimo esordio per la Breaking/Atlantic e primo lavoro della band americana dopo cinque anni di silenzio. Kirkwood si è assunto la parte riguardante la produzione in collaborazione con il chitarrista Kyle Ellison e con John Plymale dei Superchunk, mentre un paio di brani sono prodotti dal chitarrista dei Butthole Surfers Paul Leary. L’album si mostra compatto e ricco di idee e di suoni, omogeneo nonostante l’uso di molti strumenti e la produzione lo-fi. Dopo una breve “Intro, la chitarra hard di Ellison apre uno squarcio in “Armed and stupid” ricucito solo dalla morbida voce di Curt. Il disco procede tra un rock dalla forte connotazione melodica e dal supporto ruvido al limite dell’heavy, con alcune divagazioni come il cantato rap di “Hercules” e l’uso di qualche campionatore, magari accanto a una fisarmonica, un vibrafono o un sax. Per quanto riguarda i testi, “sto migliorando nel concentrarmi su quello di cui voglio parlare – afferma Curt -. Non sono più così timido e spaventato dal dire ciò che penso. Potrà anche essere astratto ma almeno io so quello che volevo dire”. L’album è dedicato al leggendario Dough Sam, recentemente scomparso, padre del batterista Shandon Sahm.


(Diego Ancordi)
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