Emmylou Harris - RED DIRT GIRL - la recensione

Recensione del 19 dic 2000

A cinque anni dal precedente “Wrecking ball” esce il nuovo album di Emmylou Harris, che non delude. Costruitasi in tanti anni di carriera una solida reputazione come country singer, l’artista americana si è ormai staccata da quel cliché assumendo il ruolo di cantautrice a tutto tondo. E “Red dirt girl” intende rimarcare questa scelta, esibendo 11 canzoni su 12 firmate dalla stessa Harris e una composizione della collega Patty Griffin (“Tragedy” è invece scritta da Emmylou a quattro mani con Rodney Crowell). Tutto ciò segna un distacco deciso dal disco precedente, il cui livello compositivo era leggermente più alto, grazie alla presenza in alcuni brani di alcuni mostri sacri come Neil Young, Jimi Hendrix, Steve Earle e Bob Dylan. Ora la Harris si riappropria comunque della sua dimensione senza sfigurare, sfornando un disco maturo (anche nella sua espressività vocale) e convincente. Anche il produttore è cambiato rispetto al CD precedente: non più Daniel Lanois ma Malcolm Burn, comunque presente nello staff che aveva lavorato a “Wrecking ball”.

Inoltre, in “Red dirt girl” sono impegnati ottimi musicisti come Ethan Jones, Daryl Johnson, Buddy Miller, Jill Cunniff (Luscious Jackson), Julie Miller e Kate McGarrigle. In più troviamo un paio di partecipazioni da capogiro. In “My Antonia” la Harris duetta con Dave Matthews, mentre in “Tragedy” troviamo le voci di Bruce Springsteen e signora: Patty Scialfa doppia Emmylou e il finale del brano si sviluppa con vocalizzi del Boss.
Non più solo canzoni country, dunque, ma un disco rock ad ampio spettro in cui della musica americana si incontrano varie componenti, dal folk al rock, dalle ballate ai valzeroni, fino alle influenze irlandesi di “My baby needs a shepherd” e al cantato in francese di “J’ai fait tout”.

(Diego Ancordi)

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