«MARY COUGHLAN SINGS BILLIE HOLIDAY - Mary Coughlan» la recensione di Rockol

Mary Coughlan - MARY COUGHLAN SINGS BILLIE HOLIDAY - la recensione

Recensione del 18 dic 2000

La recensione

Fa piacere trovarsi fra le mani un doppio album di Mary Coughlan - per di più interamente registrato dal vivo - che ci mostra la cantante irlandese in forma e ispirata. Da quindici anni la voce della Coughlan (oggi 44enne) rimbalza tra folk, folk-rock e jazz e il suo vissuto a tratti tormentato si riflette nelle sue toccanti interpretazioni (si ascolti l’album “Under the influence” come uno dei rari esempi in cui emerge il concetto di “beautiful loser” al femminile in terra britannica). Dopo un periodo di assenza dedicato alla disintossicazione dall’alcol, Mary si è ripresentata in forma smagliante nella seconda metà degli anni ’90, durante i quali ha avuto addirittura il quinto figlio, a testimonianza di una totale ripresa psicofisica. Ora, la Coughlan inizia il nuovo millennio con un doppio album live interamente dedicato alla sua principale ispiratrice: quella Billie Holiday che ha condotto una vita da artista maledetta e che a tutt’oggi costituisce uno dei migliori esempi di vocalismo jazz, tanto da fare scuola. Un omaggio sentito e reso con il piglio giusto. Credo che poche cantanti sarebbero in grado di riproporre 21 canzoni della Holiday con simili risultati. Mary Coughlan non è una jazzista pura, ma il giusto feeling le viene dalle esperienze vissute, da una vita non propriamente rosea per quanto non tragica, dall’avvicinarsi nel modo giusto all’arte di un personaggio fondamentale e, all’epoca, di rottura. Dalla “Strange fruit” già ripresa nell’EP “Ancient rain” dell’86 a “Don’t explain”, da “I’ll be seeing you” a “Love for sale”, il repertorio della Holiday viene passato in rassegna con il suo carico di bottiglie vuote, disperazione, improbabili amori, swing, tanze di motel e tanto blues nel cuore. E l’interprete chiude così una lunga spiegazione-confessione nel booklet che accompagna il doppio CD: “Contrariamente a Billie Holiday, comunque, io a 44 anni sono ancora viva. Non tocco un bicchiere da più di cinque anni e sono certa che non ne toccherò più. Quando Lester Young (al quale la Holiday era molto legata quando cantava per Count Basie) morì, la Holiday disse a un amico subito dopo il funerale: ‘Io sarò la prossima ad andarmene’. Infatti morì due mesi dopo. Essendo stata vicina a finire la mia vita nello stesso modo, posso ben immaginare la solitudine e la disperazione che ella deve aver attraversato, vicina alla morte e incapace di sfuggire alla sua dipendenza. Eseguire alcune delle canzoni che hanno reso famosa Billie Holiday è stata per me un’esperienza molto emozionante”.


(Diego Ancordi)
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