«READY TO RECEIVE - Animalhouse» la recensione di Rockol

Animalhouse - READY TO RECEIVE - la recensione

Recensione del 16 dic 2000

La recensione

A priori, senza aver ascoltato neanche un brano, viene spontaneo considerare gli Animalhouse come una sorta di emanazione dei Ride. La band riunisce infatti il cantante-chitarrista Mark Gardener e il batterista Laurence 'Loz' Colbert - ex-colleghi di Andy Bell transfuga verso gli Oasis - cui si è unito Sam Williams, produttore dei Supergrass e membro dei Mystics (band di Oxford da lui lasciata poco prima dell’uscita del loro album di debutto). E, nonostante la prevalenza di DNA Ride (che si fa sentire in un brano come “Spacetrash”), è la presenza di Williams a marcare il suono degli Animalhouse. Che è una sorta di rock visionario e allucinato, con loop di tastiere e chitarre tremolanti. Il tutto in modo piuttosto prevedibile: c’è varietà in questo “Ready to receive”, ma senza originalità, così che il tutto risulta inevitabilmente già sentito, tipicamente (troppo) indie anni Novanta. Come dimostra, per esempio, il brano “Wasted”, che fa il verso a certe cose dei Primal Scream. A tratti tendente ad atmosfere goticheggianti (“Sodium glow”, altra eredità Ride), “Ready to receive” rispolvera suggestioni che arrivano direttamente dai Cure (“Animal house”), mescolandole a improvvise distorsioni psichedeliche (“Small”) o a inaspettate svolte melodiche (“Speakeasy”, “Sunday driver”). Poco altro rimane da dire di un disco che più che il prodotto di un super-gruppo indie-rock è il risultato di una one-man band. Tre anni di gestazione: tanto c’è voluto per questo album. E se si poteva temere di peggio, certo si poteva anche sperare di meglio.


(Laura Centemeri)
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