«THE DINASTY: ROC LA FAMILIA - Jay-Z» la recensione di Rockol

Jay-Z - THE DINASTY: ROC LA FAMILIA - la recensione

Recensione del 30 gen 2001

La recensione

A poco meno di un anno di distanza da “The life & times of Shawn Carter”, il nuovo “re di New York” (così Jay-Z viene definito), ritorna con un nuovo album intitolato “The dynasty: roc la familia 2000”. Il titolo di “re di New York” lo ha ereditato dalla morte di Notorious B.I.G. (avvenuta il 9 marzo 1997) ed è piuttosto impegnativo, ma Jay-Z ha saputo mantenerlo con autorevolezza, guadagnandosi in fretta il rispetto della scena hip hop della East Coast, costruendo un suo stile personale e inconfondibile.
Dal suo esordio a oggi, Jay-Z con la sua etichetta, la Roc-A-Fella records, è stato in grado di mantenere un buon livello creativo e di ristabilire quegli equilibri venuti meno dai tempi in cui 2Pac e Notorious B.I.G. erano in vita e in lotta come in una vera e propria gang. Oggi per fortuna, le “famiglie” del rap sono in una sana competizione, ma spesso si ritrovano e collaborano tra di loro: Ruff Ryders, Bad Boy, No Limit, Roc-A-Fella, SoSoDef etc, sono tutte etichette che hanno affondato le loro radici e si sono fatte portavoci della loro area, restando però in contatto con tutta la scena hip hop.
Anche Jay-Z ha la sua crew, la sua famiglia, la sua dinastia e questo è ben sottolineato dal titolo del suo nuovo album: “The dynasty: roc la familia 2000”. DJ Clue, Amil, Memphis Bleek, Rell e Beanie Sigel sono tutti parte di questa crew e ovviamente collaborano attivamente alla stesura di questo disco di Jay-Z; ma accanto a loro spuntano altre partecipazioni degne di nota come quella di R.Kelly in “Guilty until proven innocent”, Scarface in “This can’t be life”, Snoop Dogg in “Get your mind right mami”, Lil’ Mo in “Parking lot pimpin’” e Static in “Change the game”.
“The dynasty: roc la familia 2000” si apre con una sorta di proclama, un inno di Jay-Z alla sua famiglia, alla sua gente, anticipando il senso di continuità che si prefigge questo album: di progetto in progetto, fino all’infinito. Dopo “Intro”, il ritmo dell’album si fa incalzante e irresistibile con “Change the game”, forse il pezzo più rappresentativo insieme al primo singolo “I just wanna love u (give it to me)”, dove funk, soul e hip hop si fondono in una miscela esplosiva.
E’ però “This can’t be life” la perla dell’album, destinata a diventare un hit per le radio americane, anche grazie al rap inconfondibile di Scarface che qui sembra citare la sua vecchia “I never seen a man cry”. Altri spunti interessanti giungono da “Get your mind right mami”, “Guilty until proven innocent”, “Parkin’ lot pimpin” e “Soon you’ll understand”, ma i temi portanti sono sempre gli stessi: donne, auto, soldi, successo etc. Jay-Z è un uomo di business e lo ha dimostrato sin dal suo primo album del ’96 e conosce bene quindi quello che vende e quello che non è più di moda. Di certo, però, le sue argomentazioni sono assolutamente oneste e basate sul suo stile di vita. “The dynasty: roc la familia” indica la strada della continuità di un clan ormai allargato che ha intenzione di diventare onnipresente nei negozi di dischi. Questa è la teoria del loro capo, Jay-Z, che dal suo debutto sforna un disco dietro l’altro e questo nuovo si può definire ancora un perfetto esempio di astuzia, passione per la musica e fiuto per gli affari.


(Alessandra Zacchino)
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