(Gian Paolo Giabini)
High Llamas - BUZZLE BEE - la recensione
Recensione del 21 dic 2000
Finito il connubio con la V2, High Llamas approdano, come era naturale che fosse, alla Duophonic, etichetta degli Stereolab. Già, perché è da sempre chiara la vicinanza artistica del gruppo di Sean O’Hagan al gruppo di Tim Gane e Laetitia Sadier. E’ una vicinanza di intenti e di stile che oggi, oltre che dalla firma di un contratto discografico con gli Stereolab, viene confermata dalla presenza di Mary Hanson (Stereolab) in diversi brani e da un chiaro tributo alla band di culto di Sadier e compagni (in “Get into the valley shop”, una versione rallentata delle progressioni minimali e delle tessiture elaborate delle tastiere che hanno reso famosi gli Stereolab). Stereolab a parte, comunque, High Llamas anche in questo disco confermano il loro amore evidente per Burt Bacharach (ascoltare gli arrangiamenti easy per credere) e per i Beach Boys, a cui pagano tributo ancora una volta nel brano conclusivo dell’album (“Bobby’s court”). Niente di nuovo dunque per High Llamas? Sì e no. Sì perché di fatto le fonti di ispirazione sono le stesse dei dischi precedenti (i suddetti eroi di Sean O’Hagan). No perché, accanto a Bacharach e ai Beach Boys, gli High Llamas questa volta accostano samples presi qua e là da un film soft porno come “Bilitis” (in “Sleeping spray”), si dirigono verso quel folk che oggi sembra essere perno per molti, in Inghilterra e non, attorno a cui sviluppare nuovi suoni e ritmi. Ma soprattutto, dopo anni e anni di contaminazione e astrazione della forma canzone, High Llamas dimostrano di aver affinato le armi. Grazie alla genialità di O’Hagan, la canzone pop diventa infatti sempre più involucro attraversato da suoni modulari, melodie per voce easy, campanellini estatici e microarrangiamenti che fanno di questo disco, di queste otto delicate pop song, l’album che oggi avrebbero scritto i Beach Boys. Un lavoro visionario e lungimirante che esprime e concentra la visione della musica pop in un capolavoro come “Tambourine day”, a tutt’oggi da considerare manifesto programmatico degli High Llamas.
(Gian Paolo Giabini)
(Gian Paolo Giabini)