«TRIBUTO AL CUARTETO PATRIA - Eliades Ochoa» la recensione di Rockol

Eliades Ochoa - TRIBUTO AL CUARTETO PATRIA - la recensione

Recensione del 09 dic 2000

La recensione

A Cuba i gruppi musicali sono come le squadre di calcio. Negli anni cambiano i giocatori, ma lasciano vivere i nomi delle società. Praticamente quello che da noi sta succedendo con i Nomadi, a Cuba è quasi la normalità: lo testimoniano gruppi come la Estudiantina Invasora, la Sonora Matancera, gli Irakere, e tanti altri, gruppi che esistono ormai da svariati decenni. Lo scorso anno, alla Casa de la Trova di Santiago de Cuba, storico locale e istituzione sede di una rassegna annuale, si è svolta una cerimonia particolare per festeggiare i 60 anni di carriera del Cuarteto Patria, fondato nel 1939 e dal 1979 preso in consegna da un nuovo leader, il pluripremiato ‘cowboy’ di Santiago Eliades Ochoa, che ricorderete in apertura del film “Buena Vista Social Club” cantare con Compay Segundo il “Chan Chan”. Da lì a pensare a un disco tributo il passo è stato breve, ed Eliades Ochoa ha avuto buon gioco nel coinvolgere nel progetto una serie di musicisti di grande talento ed esperienza, dedicando il lavoro al fondatore del Cuarteto, Francisco Coba La O, “che è stato, è e sarà il direttore del Patria per sempre”. I brani scelti per questa celebrazione hanno le origini più disparate, a partire dall’iniziale “Son a la casa de la trova” di Julio Rodriguez, una sorta di sigla introduttiva dedicata a quello che più di ogni altro è il locale d’adozione di ogni musicista cubano, la Casa de la Trova di Santiago. Ma ci sono anche brani di Beny Moré, ‘el barbaro del ritmo’, come lo chiamavano, uno degli incontri giovanili dell’allora bambino Ochoa; Roberto Carrión, anch’egli di Santiago (“No quiero celos”), Compay Segundo (“Calderito de tostar cafè” e “Clara Bella”), Juan Arrondo, Faustino Oramas, Rafael Càrdenas, oltre a tradizionali già appartenenti al repertorio di altre formazioni celebri come L’Orquesta Aragon (“Si sabes bailar mi son”), per la gioia dei fans della musica cubana più tradizionale e al tempo stesso magica. Sì, perché sono soprattutto i testi a trasportare nell’età dell’oro della musica cubana, quando perdere il pentolino per tostare il caffè poteva essere spunto per una canzone accorata e contagiosa allo stesso tempo, la Casa de la Trova era vista come una seconda casa cui tornare e da cui separarsi con tristezza, saper ballare il son era considerato indice di grande perizia e abilità. Anche se alcune cose sono cambiate, la selvatichezza raffinata della musica cubana - sempre in bilico tra forma e cultura spagnola, e ritmica e sudori africani – continua a proiettare quelle immagini senza tempo, oggi più semplicemente interpretate con un pizzico di nostalgia piuttosto che vissute realmente. E che Ochoa e i suoi hanno deciso di celebrare con questo disco. Da segnalare anche una traccia Rom con foto, biografia del gruppo, lista dei musicisti invitati e un po’ di foto storiche.


(Luca Bernini)
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