«HAPPY TO BE HERE - Todd Snider» la recensione di Rockol

Todd Snider - HAPPY TO BE HERE - la recensione

Recensione del 03 dic 2000

La recensione

Todd Snider pubblica un disco assai differente dal precedente “Viva satellite”, che risale a un paio d’anni fa. Il solido sound in stile southern anni ’70 lascia il posto a una più tranquilla dimensione da storyteller, a tratti acustica e comunque in generale moderata sul piano sonoro. “Negli ultimi anni ho iniziato a capire ciò che faccio – sostiene Todd – e so di essere un buon autore quando racconto delle storie, delle canzoni dolci, anche delle canzoni allegre. Ma per farle funzionare ci deve essere un senso di intimità e dunque ho voluto tornare a fare un disco basato principalmente su voce e chitarra, la caratteristica che distingueva il primo album”. E quella descritta dall’autore è esattamente l’atmosfera che si respira in questo disco. Un disco da perfetto “loner”, essenziale e solitario, dall’iniziale country song “Happy to be here”, all’inquieto boogie in Delta style “Forty five miles”, fino alla swingante “Ballad of the Devil’s Backbone Tavern”. Gli arrangiamenti sono scarni e volutamente più vicini al folk che al rock (“Dal mio punto di vista, con una rock band alle spalle non ero più un folk singer” si giustifica Todd), ispirati a personaggi come Jerry Jeff Walker e Woody Guthrie, con alcuni brani acustici. Le storie raccontate sono un po’ tristi e un po’ arrabbiate, ma mai disfattiste: “I dischi e le canzoni – spiega Todd – le utilizzo per incoraggiarmi piuttosto che sanguinare addosso a tutti quanti, perciò anche quando inizio con rabbia o tristezza, una volta finito le canzoni sono sempre più alla Steve Goodman che alla Kurt Cobain”. Così è nato un album assolutamente spontaneo, suonato di getto da Todd e completato in seguito, secondo una procedura poco usuale. Prodotto da Ray Kennedy (Lucinda Williams, Steve Earle), “Happy to be here” costituisce il primo lavoro per la Oh Boy Records di John Prine ed è stato registrato agli studi Room & Board di Nashville con lo spirito di Mr. Bojangles che aleggiava in sala.

(Diego Ancordi)
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