Non ne potete più delle languide cadenze della musica raffinata e "cool", che troppi imitatori di Donald Fagen ci ammanniscono per radio appena calano le prime ombre della sera?
No?
Perfetto: questo disco vi riconcilierà con un genere che, per troppo affollamento di cialtroni, è andato incontro a decadenza e obsolescenza. Ora che tutti si buttano sul trip-hop, mettersi in cerca di atmosfere "bluesy", pur consapevoli delle potenzialità della jungle (vedi "Alla scoperta di noi due") è un atto di amore e coraggio. Questa soffice musica suona davvero come un "virus" tra i circuiti furbeschi delle merci sonore disponibili sugli scaffali nazionali. "Scusate tanto sono solo un sognatore in più", ridacchia Barbieri in un quella che può essere considerata la canzone-manifesto del disco. Pino Daniele in sottofondo approva contento: il suo figlioccio artistico cresce bene, e il disco scivola via che è un piacere. Cè un evidente feeling musicale tra Barbieri e Daniele, notevolmente superiore a quello tra il bluesman e Giorgia - non si adonti il Pino nazionale. La cosa renderà questo disco particolarmente gradito ai fans del bluesman partenopeo e (il che è più importante) non solo, grazie a "Torna con me", e "E parlo sempre di te", razzi destinati ad illuminare la banalità delle radioserate estive.