«A ROCK IN THE WEARY LAND - Waterboys» la recensione di Rockol

Waterboys - A ROCK IN THE WEARY LAND - la recensione

Recensione del 03 nov 2000

La recensione

A 7 anni di distanza, Mike Scott torna ai suoi Waterboys. “A rock in the weary land” è il primo disco sotto questo nome del cantante scozzese dopo "Dream harder", 1993, e dopo due dischi solisti.
Il nome è quello di una delle più grandi band degli anni ’80. Quella che divenne la bandiera del ritorno del folk-rock con quel capolavoro che fu “Fisherman’s blues” (1989), ma che prima ancora si dedicò alla “Big Music”, come recitava il titolo di una loro canzone. Di quella formazione, nei Waterboys odierni c’è ben poco. Solo Mike Scott. Ma allora perché recuperare il nome? Per sfruttare la reputazione del gruppo, visto il relativo insuccesso dei dischi solisti? Non proprio. Scott ha dichiarato che questo è un disco dei Waterboys perché ha voluto lavorare su una scala più ampia. Ascoltando il disco, Scott ha le sue ragioni: il disco è più corale dei precedenti solisti. Canzoni come “My love is my rock in the weary land” (8 minuti!) e “Is she conscious” rimandano ai Waterboys delle origini, quelli pre-folk, e a quelli di “Dream Harder”. Rock, epico e beatlesiano, quindi. Qualche caduta di stile nei 60 minuti lascia capire che questo non è un capolavoro, ma comunque un disco che dignitosamente riporta in auge un suono che si pensava perduto.
(Gianni Sibilla)
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