«THE REMIX ALBUM...DIAMONDS ARE FOREVER - Shirley Bassey» la recensione di Rockol

Shirley Bassey - THE REMIX ALBUM...DIAMONDS ARE FOREVER - la recensione

Recensione del 23 nov 2000

La recensione

Il concetto contenuto in quest'album è in apparenza semplicissimo: prendiamo dieci brani di una delle più grandi interpreti che abbiano mai esercitato le proprie corde vocali sulla faccia della terra, diamoli in mano a bravi remixer e lasciamo che loro li trasformino, che li ammodernino, che li rendano appetibili anche alle orecchie dei giovanissimi abituati a Fat Boy Slim, Moby e compagnia. E la EMI, che si è fatta portabandiera dell'iniziativa, ha presentato fiera il disco ai media e al pubblico: in fondo non si è mai sentito niente di simile, ciascuno dei produttori e musicisti ha scelto di persona il brano su cui lavorare, "quest'affascinante sequela", infine, "saprà dar vita a emozioni straordinarie". Proviamo a scendere un po' nel dettaglio: ai Propellerheads è toccato occuparsi di "Goldfinger", a Kenny Dope e Twelftree's Lady è stata attribuita (per due volte nello stesso album) un'unica canzone: "Light my fire", che già fu dei Doors. I Groove Armada si sono beccati, beati loro, la bellissima "Never never never"; DJ Spin ha remixato "Spinning Wheel" (ve la ricordate nella versione dei Blood, Sweet and Tears?). Questo, più o meno, il succo della questione. Che per l'appunto sembra semplicissima: in fondo se le canzoni di partenza sono belle, se l'interprete è brava, se i remixer sanno fare il loro mestiere (e lo sanno fare, oh sì) il risultato non può che essere un bel risultato. Eppure la sensazione predominante ascoltando "Diamonds are forever" è quella di nostalgia: nostalgia per le canzoni come erano, e rammarico per il forte scollamento che si avverte - nonostante l'accurato lavoro che sta dietro quest'operazione - tra la versione originale e l'inserto-remix. E' come quando restaurano la Cappella Sistina, o l'Ultima cena: magari la pittura appariva vecchia e ingiallita, magari i contorni di Gesù e dei suoi non erano nettissimi, eppure starci davanti - prima - comunicava una sensazione di calore, e aveva un suo fascino. E dopo? Dopo è tutto perfetto, tutto sistemato, tutto torna perfettamente. Le luci e le ombre e i ritmi non sono fuori posto nemmeno di una virgola. Eppure...

(Paola Maraone)
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