«ALMOST HAPPY - K's Choice» la recensione di Rockol

K's Choice - ALMOST HAPPY - la recensione

Recensione del 15 nov 2000

La recensione

Non so spiegare esattamente il perché, ma ho sempre guardato i K’s Choice con un occhio di riguardo sin dai tempi di “Not an addict”, nonostante non suonino certo una musica che ti fa fare nuove ammirate amicizie. Forse dipende dal fatto che dai due fratelli belgi, ormai giunti al loro quarto album, non mi sarei mai aspettato una musica così perfettamente anglosassone, un pop-rock venato di folk scarno ed essenziale come non capita spesso di ascoltare da noi. Sarà che la voce di Sarah Bettens continua a presentarsi come qualcosa di molto suadente e suggestivo, che le canzoni scritte alla chitarra insieme a suo fratello Gert meriterebbero qualcosa di più, e anche se raramente posseggono la forza dell’hit di serie A, ascoltate di fila sanno andare in profondità. Sarà che in giro più o meno nello stesso filone ci sono gruppi di successo molto più “paraculi” come i Texas, con la Spiteri che va a fare le foto di copertina sulle spiagge dei Caraibi e nei video gira tutta notte in macchina con uno che potrebbe essere un incrocio tra suo padre ed Eric Clapton (che anche lui potrebbe essere suo padre), e che invece, da quanto desumi dalla foto di copertina di “Almost happy”, con i K’s Choice sei incerto se trovarti di fronte alla versione spilungona degli Everything But the Girl o a un vecchio duo west coast degli anni ’70. Fatto sta che questo album, prosecutore della saga arrivata al successo nel 1995 con “Paradise in me” e proseguita nel 1998 con “Cocoon crash”, si dimostra il migliore dei quattro finora incisi dal gruppo, e quanto meno il più continuo a livello di qualità e scelta del repertorio. “Another year”, “Almost happy”, “Somewhere”, “Home”, “Tired” sono tutti esempi di ottime canzoni, forniti di testi decisamente efficaci, mentre una citazione particolare merita “Always everywhere”, un brano dedicato alla mamma che fa il paio con “Dad”, presente su “Paradise in me” e dedicato al papà. Insomma, dei bravi ragazzi, questi K’s Choice, che dietro arpeggi di chitarra e giri armonici tutto sommato basilari, trovano l’originalità per firmare alcune canzoni che guardano a diversi modelli di riferimento, dalla Rickie Lee Jones di “Flying cowboys” ai Pretenders più introspettivi di Chrissie Hynde, dalla musica d’ispirazione west coast americana ad Alanis Morissette e tutto il pop-rock inglese di inizio anni ’90. In cabina di regia il gruppo ha fatto le cose in grande, registrando ai Real World Studios di Peter Gabriel, facendo mixare a Tchad Blake e masterizzare a Bob Ludwig, mentre la produzione è dei due fratelli, che si firmano ‘bird & bush’, ossia ‘uccello e bosco’. “Almost happy” è un album piacevolmente intimista, adatto ad essere saccheggiato per future cover in italiano.

(Luca Bernini)
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