«CHE COSA VEDI - Marlene Kuntz» la recensione di Rockol

Marlene Kuntz - CHE COSA VEDI - la recensione

Recensione del 17 ott 2000

La recensione

Capita raramente che un disco di rock italiano venga atteso come questo lavoro dei Marlene Kuntz. Un’attesa giustificata, perché nessun altro gruppo nazionale è riuscito a costruirsi una credibilità e un seguito fedele come quelli dei quattro cuneesi. Un’attesa che si è trasformata, negli ultimi giorni, anche in paura. Come ogni cosa amata, si teme di perderla. Così alcuni, sentendo parlare di “canzoni” e di “melodia”, hanno pensato che i Marlene Kuntz si fossero svenduti. Chiariamo subito una cosa. “Che cosa vedi” è un disco dei Marlene in tutto e per tutto. Basta sentire i trenta secondi iniziali di “Cara è la fine” per rendersene conto: ritmo incalzante, chitarre graffianti, voce sofferta.
Come tutti i grandi gruppi, però, i Marlene sono cresciuti. Questo disco fa un passo avanti rispetto al precedente “Ho ucciso paranoia”: l’approccio compositivo è cambiato, non ha paura di scoprirsi alla melodia, da sempre presente nelle canzoni del gruppo, ma spesso celata sotto l’aggressività delle chitarre. I Marlene non hanno perso la cura maniacale dei dettagli (sentite le poche ma perfette tastiere presenti nel disco, suonate da Gianfranco Fornaciari), né il loro stile unico. Semplicemente l’hanno portato dove non era mai stato. Nelle 13 canzoni del disco non c’è un attimo di calo della tensione, sia che si passi da atmosfere più sature ad altre più rarefatte (da questo punto di vista, la sussurrata “La canzone che scrivo per te”, in duetto con Skin, è un gioiello di minimalismo). Poi ci sono i testi che, come direbbe un filosofo, hanno tutto della letterarietà senza essere letteratura: in murder ballad come “Cara è la fine” o canzoni d’amore come “Malinconica”, Cristiano Godano dà il meglio di sé. Interpreta con una delle voce più espressive del panorama italiano testi semplici ma mai banali. Rimane lontano dalla pretenziosità poetica di altri cantanti, con un vocabolario personale e visionario, ma che permette all’ascoltatore di ritrovarsi. Le canzoni non sono poesie né letteratura, sono canzoni e basta. Il rock è rock e niente altro. Questo disco dei Marlene Kuntz è, semplicemente, un grande disco di canzoni rock. Vi sembra poco?
(Gianni Sibilla)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.