«THE WAY IT IS - Madasun» la recensione di Rockol

Madasun - THE WAY IT IS - la recensione

Recensione del 02 nov 2000

La recensione

Solo una cosa può spaventare il recensore più del disco di una boy-band: il disco di una girl-band.
Questo sono le Madasun, in buona sostanza: tre fanciulle che come tante loro coetanee, si sono prestate a fare da colorata carta da pacco per avvolgere qualcosa che è stato confezionato da altri. Ma quest’estate era difficile non cogliere (o sperare di cogliere) qualcosina di più robusto dietro il sinuoso incedere del riff di “Don’t you worry”. E non era un’illusione: l’album delle tre sgallettate ha alle spalle un team di autori e produttori che al desiderio di un riscontro commerciale sembra unire, forse per insolito orgoglio e testardaggine, la ricerca di una decenza musicale in genere indifferente alle grandi menti cui si affidano Spice Girls, ‘N Sync, Boyzone e All Saints. Non ci viene detto molto di Wayne Hector e Alistair Tennant, autori principali delle dieci tracce dell’album, ma devono essere due tizi che hanno una loro dignità, e hanno deciso di dare alle Madasun un disco pop più che buono, rispetto a quanto proviene dall’Inghilterra in questo periodo. Le canzoni hanno spessore, e c’è persino una certa coerenza stilistica, ad esempio nella scelta di una chitarra arpeggiata invece del synth come trave portante sulla quale le armonie vocali e i ritornelli si adagiano lungo le dieci canzoni del disco. Stupisce in un paio di casi la durata dei brani, insolita per il genere: con “That’s the way it is” (parente di “I don’t wanna miss a thing” di Aerosmith & Diane Warren) si superano i 5 minuti, e lo stesso vale per “All I want” – quest’ultima in particolare, sembrerebbe aver detto tutto quello che poteva dopo tre minuti di pop inoffensivo, invece si dilunga in modo peraltro non spiacevole, quasi ci fosse un pochino di ambizione negli autori. Così, al di là del potenziale commerciale di un terzetto sapientemente assortito (c’è la bionda, la rossa, la mora…), che viene comunque deciso in altro ambito (i video, la reiterazione radiofonica del secondo singolo “Feel good”…), l’album delle Madasun si fa ascoltare senza traumi anche per chi è abituato a cibi più sostanziosi. Alla fine del disco, poi, le tre firmano qualche brano insieme ai loro burattinai. Tirando le somme, dal momento che la teen-music è un male che ci tocca, possiamo dire che se venisse sempre proposta in questo modo forse non sarebbe nemmeno un male.

(Paolo Madeddu)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.