«WAR ON PLASTIC PLANTS - Regular Fries» la recensione di Rockol

Regular Fries - WAR ON PLASTIC PLANTS - la recensione

Recensione del 06 nov 2000

La recensione

Che strani i Regular Fries. Assomigliano a un sacco di altri gruppi, non propongono mai nulla che abbia un suono originale, veramente “Regular Fries” e sono già al secondo disco. Mah..... I misteri della discografia..... E viene da chiedersi: chissà com’è che gruppi come questi hanno spazio. Chissà com’è che una casa discografica decide di investire dei soldi in una band che copia gli altri, che rimanda continuamente a gruppi già esistenti, che vive solo per uno spirito di emulazione dei propri idoli (e questo non sarebbe neanche male) o, peggio ancora, cerca di copiare ciò che ha funzionato commercialmente qualche mese prima. I Regular Fries magari, questo spirito di emulazione/clonazione, ce l’hanno naturalmente. Gli viene spontaneo, a questo manipolo di giovincelli un po’ “dopati”, di suonare come i Primal Scream (nella ballata estatica di “Eclipse”), gli Happy Mondays (in “High as the music”), i Beta Band (in “London eye”), i Beastie Boys (in “Africa take me back”), gli Stone Roses (in “Radio virus”), i Lo Fidelity All Stars (in “Brainticket”), gli Oasis (in Hells angle”). Oppure, quando le citazioni non sono così chiare, di suonare noiosi, inconcludenti e basta. Che dire? A chi piacciono i gruppi suddetti e non si fa scrupoli di sorta, beh, questo potrebbe anche essere un disco “ascoltabile”. Per chi invece pensa che l’integrità artistica e l’originalità di un gruppo siano parte integrante di un album, beh, consigliamo di mollare al volo i Regular Fries e andare, se non ce li hanno ancora, a recuperarsi “Screamadelica” dei Primal Scream o “Three Eps” dei Beta Band.
(Gian Paolo Giabini)
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