«GATEWAYS TO ANNIHILIATION - Morbid Angel» la recensione di Rockol

Morbid Angel - GATEWAYS TO ANNIHILIATION - la recensione

Recensione del 22 ott 2000

La recensione

“I Morbid Angel senza David Vincent non convincono!”, questa è la frase che puntualmente si può ascoltare, parlando con qualche appassionato (o detrattore?) della band di Tampa. Le frasi fatte, senza le dovute valide argomentazioni però non ci sono mai piaciute: meglio procedere con un’analisi accurata piuttosto che lasciarsi andare alle facili critiche. E’ vero che il nuovo arrivato Steve Tucker non deve aver trovato terreno facile nel sostituire una figura carismatica come Vincent. La sua prima prova su “Formula fatal to the flesh”, non era stata particolarmente convincente, complice anche la confusione compositiva che regnava nel gruppo. Qualche tour in più e numerose sessions in studio hanno però definitivamente rodato Tucker, che ora su questo “Gateways to annihliation” sembra molto più convincente di prima. La sua voce oramai è indistinguibile da quella di Vincent e a questo punto il bassista non dovrà più temere pericolosi raffronti. Dal punto di vista compositivo Azagthoth invece continua nella sua opera di interpretazione “visionaria” della realtà, accomunando misticismo e occultismo con tematiche sempre legate all’immaginario letterario Lovercraftiano. La chitarra da lui suonata è certamente ancora una delle più particolari e caratteristiche nel panorama del metal estremo. Come non apprezzare i suoi assoli impazziti su “Secured limitations”, “Opening of the gates” e “At one with nothing”. Bisogna dire però che anche Erik Rutan fa bene la sua parte alle sei corde, rendendo la sua figura quasi indispensabile soprattutto sul pezzo “God of the forsaken”. Per quanto riguarda il batterista Pete Sandoval non ci sono tante parole da spendere: basterebbe ascoltarlo pochi secondi per rendersi conto della sua micidiale tecnica con la cassa. A discapito della stella a cinque punte in mezzo al loro logo, i Morbid Angel non sono mai stati legati alla cultura del maligno, come invece lo sono palesemente da sempre i Deicide. I floridiani hanno sempre cercato di sviluppare una visione naturale, distaccata dalle mere battaglie di religione, mettendo in musica un certo orrore cosmico e naturale. Il titolo del nuovo disco è un perfetto esempio di questa affermazione. Insomma, qualitativamente parlando i Morbid Angel si riscattano dal precedente disco, producendo una buona collection di brani di granitico metal estremo mid-tempos, inquietante e fedele alla loro proverbiale capacità di devastare i padiglioni auricolari. Nulla come le primissime prove, ma ugualmente un ottimo lavoro.
(Andrea Paoli)
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