«LIVE WEMBLEY ARENA - Pearl Jam» la recensione di Rockol

Pearl Jam - LIVE WEMBLEY ARENA - la recensione

Recensione del 09 ott 2000

La recensione

Premessa: chi scrive, pur essendo un accanito ammiratore dei Pearl Jam, non ha ascoltato tutti e 25 i doppi cd che i Pearl Jam hanno tratto dalla tournée europea. Si è limitato a tre, i due italiani (Verona, 20/6 e Milano 22/6) e quello di Amburgo (26/6). Ma, garantito, bastano gli ascolti dei primi due cd per capire la portata di questa inedita operazione. Onore ai Pearl Jam,che, con sommo coraggio, hanno concretizzato uno dei sogni reconditi di ogni appassionato musicale: possedere una registrazione di alta qualità di un concerto a cui si ha avuto la fortuna di assistere. Un sogno che, peraltro, si basa su un’illusione: quella di rivivere le stesse sensazioni provate durante il concerto. Pur essendo decisamente meglio dell’assemblata esibizione del “Live on two legs”, questi cd non rinnovano la magia delle serate italiane (o di qualche altro posto) dei PJ. Non possono, perché il concerto è un’altra cosa, un’esperienza totalizzante. I cd sono però quanto di più vicino ci possa essere. La bellezza di questi dischi sta anche nel rivelare tutti quei dettagli che, a caldo, non si percepiscono. Per esempio: il concerto di Verona, collocato in una scenografia fantastica e con una scaletta fatta di vecchi hits, riascoltato, si rivela meno intenso e tirato di quello milanese, svoltosi nell’anonimo Forum; in quest’ultimo, il pubblico fa venire i brividi per i continui controcanti alla voce di Vedder.
L’unica conclusione definitiva che si può trarre, a prescindere dai singoli Bootleg, è che un’idea come questa può reggere ad altissimi livelli solo con i Pearl Jam e, forse, con pochi altri gruppi. Vedder e soci sono grandi perché riescono a rendere unico ogni concerto stravolgendo la scaletta, cambiando le interpretazioni delle canzoni. Vi consigliamo, a questo proposito, di sentire la metamorfosi sempre nuova di brani come “Daughter” e “Black”, per capire. E vi suggeriamo ugualmente di ascoltare il bootleg di Amburgo, non solo per la stupenda versione di “Baba O’Riley” degli Who, ma proprio perché sentirete queste due canzoni al loro massimo splendore. Se, come spesso si sente dire, il rock è morto da quando è stato ingabbiato nei meccanismi del mercato, questa operazione totalmente fuori dagli schemi è la sua più bella celebrazione.
(Gianni Sibilla)
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