«AGAETIS BYRJUN - Sigur Ros» la recensione di Rockol

Sigur Ros - AGAETIS BYRJUN - la recensione

Recensione del 29 ott 2000

La recensione

Sono islandesi come Bjork ma non sono altrettanto “violentemente felici”. Anzi, sia pur senza essere paranoici e dark, suonano quasi sempre andando alla ricerca di quella sottile malinconia sempre in bilico tra estasi e disperazione, tra tristezza e felicità che rende psicotico e allo stesso tempo irresistibile qualsiasi disco. Per intenderci: pensate ai capolavori di Dead Can Dance o di This Mortal Coil. Pensate a come fossero malinconici e allo stesso tempo potessero creare squarci di lucentezza, di improvvisa felicità. Ecco, Sigur Ros, con questo disco (una versione più ricca di “Svefn - G - Englar”, l’album pubblicato dall’inglese Fat Cat pochi mesi fa, che comprende ora alcune nuove composizioni), sono in grado di fare quello che fecero Dead Can Dance o This Mortal Coil. Ma allora, vi chiederete voi, cos’è “Svefn - G - Englar”: un tributo ai due gruppi suddetti? Assolutamente no. Le melodie, il modo di cantare della vocalist del gruppo, fanno sì pensare a questi due progetti della mitica 4AD, ma c’è dell’altro. Anzitutto Sigur Ros pensano al rallentatore, con in testa quella cultura chill out che è tipica della generazione elettronica degli anni 90. Lo fanno adottando ritmi mai invasivi, quasi sempre accennati, che sanno di jazz. Costruiscono i brani pensando suoni caldi, vaporosi, liquidi, astratti, avvolgenti che, per attitudine, rimandano al modus operandi dei loro conterranei (i Gus Gus). Abbelliscono le loro suadenti ballate con arrangiamenti per archi maestosi ed emozionalmente toccanti e con trattamenti per chitarra che fanno pensare ai riverberi e alle siderali ambientazioni di Flying Saucer Attack, Godspeed You Black Emperor e, in alcuni passaggi, di Mogwai (a cui sono stati superficialmente paragonati). Il risultato sono 10 ballate al rallentatore che avrebbero potuto scrivere Syd Barrett e compagni se invece dell’LSD avessero usato una dose massiccia di Tavor. Rilassante e magicamente emozionante.
(Gian Paolo Giabini)
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