«SINCE THEN - Ian Pooley» la recensione di Rockol

Ian Pooley - SINCE THEN - la recensione

Recensione del 30 ott 2000

La recensione

Sono tanti i punti di rottura con il passato che Ian Pooley ha voluto creare con “Since Then”, suo secondo album (se non si considera “The times”, una raccolta dei suoi primi singoli pubblicata con la sua etichetta personale, la Force Inc.). Anzitutto Ian Pooley, “da allora”, ha scoperto il Brasile. Basta scorrere i titoli dei brani per accorgersene. Ma soprattutto, basta ascoltare i ritmi (bossanova, salsa, latin jazz) che Ian Pooley accosta sistematicamente al 4/4 tipico dell’house e della techno per capire quanto questo artista tedesco veda sempre di più la musica dance nell’ottica del “leftfield”, ovvero di quella zona attigua alla pista da ballo dove si pensano musiche vicine alla dance ma che non sono più da ballare, bensì da ascoltare con le orecchie tese ai dettagli. Brasile, quindi. Ritmi sincopati per confondere e rendere meno metronomico l’incedere dell’house. Ma non solo. Anche voci. Voci che diano più riconoscibilità ai brani. Voci che pennellino possibili melodie da pop song. Voci, ancora una volta, garantite da vocalist “latine” (Rosanna e Zelia, entrambe portoghesi). E poi ancora, melodie sognanti, sonorità dolci, mai acide, per nulla digitali, vicine a un concetto di “balearic sound” che oggi “tira” tanto nella musica elettronica. Il risultato è un disco al passo con i tempi, vicino, per certi versi, a produzioni “ultracool” come quelle del Nu Jazz della Compost (vedi alla voce Rainer Truby Trio, Jazzanova) ma che manca di qualcosa che invece “Meridian” aveva portato con sé: l’anima dell’artista. Un’anima che, paradossalmente, a contatto con sonorità “soul” come quelle brasiliane e latin, si è liquefatta, persa a seguire ciò che “tira” di più e che quindi fa suonare tutto “anestetizzato”, incolore e falso.
(Gian Paolo Giabini)
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