«GOLD - THE BEST OF SPANDAU BALLET - Spandau Ballet» la recensione di Rockol

Spandau Ballet - GOLD - THE BEST OF SPANDAU BALLET - la recensione

Recensione del 13 ott 2000

La recensione

“Non sanno suonare, sono dei pupazzi ben vestiti che si agitano a tempo di musica, fanno canzoni banali e inconcludenti… non si capisce cosa ci trovino le ragazzine urlanti…”
No, questa non è una recensione di un album di Boyzone o Backstreet Boys: questo è quanto scrivevano i critici musicali a proposito degli Spandau Ballet negli anni ’80. Chissà se qualcuno, oggi, si è un po’ pentito del vetriolo gettato senza risparmio sugli “Spands”, o verso i loro compagni di successo Duran Duran e Wham!. Viene da chiederselo, perché accostando il meglio della produzione di una qualunque boy-band attuale a dischi come “True” o “Rio”, sembra di azzardare un paragone tra Mordillo e Michelangelo. Speriamo che la nostra non sia spocchia generazionale, perché soprattutto di questo si trattava, quindici anni fa – probabilmente i critici musicali andrebbero abbattuti a 30 anni, prima che comincino a ripetere che “tanto è tutto già sentito” e si incaponiscano sui loro dinosauri preferiti... Ma ascoltando “I’ll fly for you” o “Gold” si coglie persino una certa ispirazione, o perlomeno coerenza stilistica, che è davvero “Gold” rispetto alla banalità abissale che caratterizza l’attuale pop britannico. Con questo non intendiamo dire che gli Spandau Ballet furono grandi: quel poco che hanno fatto di buono, lo hanno fatto nella scia degli ultimissimi dischi dei Roxy Music, dai quali presero anche alcune pretese vagamente art-rock (e già che c’erano, anche l’indirizzo del parrucchiere). E certamente le loro canzoni erano meno ambiziosamente pop-art di quelle degli avversari Duran Duran. Ma nel loro piccolo, i fratelli Kemp e soci sono stati in grado di fare musica commerciale e dignitosa nello stesso tempo, non negandosi qualche scorreria creativa come “Musclebound” o “Chant n.1”. C’è persino una spruzzata di classe in brani come “Only when you leave” e “Communication”, mentre è difficile non avere almeno un breve fremito ascoltando la struggente “Through the barricades”.
Difficile però anche farsi prendere dalla nostalgia per Kemp, Hadley & co.: che avessero dato tutto quello che potevano, e non potessero resistere alla incalzante richiesta di nuovi idoli, si capì all’uscita di “Heart like a sky”, loro ultimo album (non a caso rappresentato in questa raccolta da un solo brano, “Be free with your love”). Finita la vena “dorata” di Gary Kemp, e finito l’interesse del mercato per questo tipo di pop, i 5 ex giovanottoni si sono ritrovati solo di recente in tribunale per questioni di “Gold” – quello vero. E a quanto pare, non è stato un bel momento. Forse è per questo che sulla copertina del disco, proprio sopra la parola “True”, c’è una croce che ricorda molto quella di una pietra tombale.
(Paolo Madeddu)
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