«MACHINA II - THE FRIENDS AND ENEMIES OF MODERN MUSIC - Smashing Pumpkins» la recensione di Rockol

Smashing Pumpkins - MACHINA II - THE FRIENDS AND ENEMIES OF MODERN MUSIC - la recensione

Recensione del 27 set 2000

La recensione

Un seguito a Machina, un saluto finale e un vaffanculo alla casa discografica che non ha dato al gruppo il supporto che si meritava. Così il sito “www.spfc.org” definisce questo “Machina II”, il fantomatico album fantasma degli Smashing Pumpkins: cinque dischi, tre EP 10” e due 12”, stampati su vinile in sole 25 copie, fatte circolare tra i fan del gruppo.
All’inizio eravamo molto scettici sull’esistenza di questo lavoro. Alla prima news che abbiamo pubblicato esprimendo questi dubbi, ci hanno risposto in molti, dicendoci che non si trattava di una bufala. In effetti, ecco qua il disco. Rockol può offrire questa opportunità grazie alla collaborazione di Ivan Iannaccone e del suo sito “Zerolab” (www.zerolab.cjb.net). Siamo così in grado di pubblicare una recensione ragionata, brano per brano, corredata da clip audio di 30 secondi (cliccate sul titolo della canzone per ascoltarli).
Il disco è di fatto un doppio: un’ora e mezza di musica, 25 canzoni, provenienti dalle sessioni di “Machina-The machines of God” (che d’ora in poi chiameremo “Machina I”). Che Billy Corgan fosse un autore prolifico lo si sapeva già. Dall’ascolto di questo disco se ne ha un’ulteriore prova, con brani di ottimo livello, altri meno esaltanti. L’impressione è che, forse, Corgan non sia più ai livelli compositivi di “Mellon Collie & the infinite sadness”. Ma, pur con qualche evidente caduta di stile. rimane pur sempre uno dei maggiori autori rock degli ultimi anni. Soprattutto, emerge da questo disco l’idea della musica come processo, non come prodotto. Corgan è uno che ama sviscerare le possibilità offerte da un’intuizione melodica, arrangiando e riarrangiando i brani. Sentitevi le diverse versioni di brani già pubblicati su “Machina I” e capirete. Oggi, in concomitanza il passaggio in Italia del tour di addio, parliamo delle prime 11 canzoni di “Machina II”, quelle contenute nei tre EP 10”. Domani, la seconda parte della recensione, con i rimanenti 14 brani.

Slow dawn Una outtakes delle prime sessioni di “Machina I”, quando nel gruppo militava ancora la bassista D’Arcy. Un mid-tempo nella migliore tradizione del gruppo di Corgan, con un incedere cadenzato e un lancinante assolo di chitarra elettrica. “I’m gonna run/the slow dawn/seeking sigh/oh so faint/I'm gonna run/the slow dawn”, canta Corgan

Vanity Un altro estratto delle sessioni di “Machina”. L’inizio con l’elettrica distorta ricorda quasi Neil Young. “Vanity stands naked at my door / vanity cries, why?”, recita la canzone. Un piccolo gioello di elettricità e melodia, che si fatica a credere sia rimasto fuori dalla pubblicazione fino ad ora.

Saturnine Un altro estratto dalle sessioni di “Machina I”, un altro brano elettrico e possente, ma allo stesso tempo melodico. “Saturnine/how'd I'd love to waste your time/saturnine/saturnine”, ripete il ritornello.

Glass theme La prima delle due versioni diverse di questa canzone presenti disco inedito. Rispetto alla seconda, questa è una “spacey version”, meno dura e più psichedelica. “Shattering fast /I'm glass, I'm glass”, canta un ossessionato Corgan.

Soul power Questo brano è una cover del padrino del Soul, James Brown, presentata in una versione alquanto irriconoscibile, per la verità, trasformata in un furioso hard rock.

Cash car star Un altro brano presente in due versioni. Originariamente inciso per “Adore”, il disco “new wave” dei Pumpkins, è stata poi riregistrata per “Machina I”, adattandosi allo stile del disco: un rock tirato e chitarristico, Interessanti i vari riferimenti allo star system presenti nel testo: “Well everyone's gonna be a big star/everyone's gonna drive a fast car /everyone's gonna be in charge /'cause everybody's business is everybody's business /yeah, we hope you'll understand /yeah, we've got a master plan /yeah, we're an american band for you”

Lucky 13 Un altro inedito dalle sessioni di “Machina I”; inizia con un incalzante ritmo di batteria, sul quale si inserisce la chitarra elettrica. Man mano che la canzone avanza, si trasforma in un classico hard rock, con diversi cambi di tempo. “I'll claim my prize/I don't exist/I am divine/a ghost with eyes”, canta Corgan.

Speed kills Un brano registrato diverse volte, di cui esiste anche una versione acustica e una già pubblicata come retro del singolo “Stand inisde your love” Una canzone più psichedelica di quelle che la precedono nel disco, ma sempre contraddistinta dal suono delle chitarre elettriche. “Speed kills, but beauty lives forever /speed thrills, but beauty knows your name /I fell ill inside eternal winter, winter /and stood still beside eternal flame”.

If There is a god La terza canzone presente in due versioni su Machina II. In questo caso, una stupenda e lirica canzone per piano e voce, che riporta ai tempi di “Mellon Collie”. Un altro brano che si fatica a pensare come mai pubblicato:. Da notare le citazioni di Bowie del testo. “And if there is a God I know he likes to rock /he likes his loud guitars /and his spiders from Mars”

Try, try, try Una canzone già edita su “Machina I” (è uscita come terzo singolo), ma qui presente in una versione diversa, musicalmente e nei testi. Meno elettrica, e basata sulle tastiera, esalta la stupenda melodia del brano.

Heavy metal machine Uno dei brani centrali di “Machina I” è qui ascoltabile in una versione quasi irriconoscibile. Eliminate le sonorità heavy metal del titolo, la canzone viene trasformata in un brano quasi elettronico, basato su percussioni quasi ossessive.
(Gianni Sibilla)
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