«TRA TE E IL MARE - Laura Pausini» la recensione di Rockol

Laura Pausini - TRA TE E IL MARE - la recensione

Recensione del 26 set 2000

La recensione

Se con “La mia risposta” Laura Pausini sembrava aver preso timidamente la direzione del pop americano con aperture alla ritmica “black”, con “Tra te e il mare” ritorna, un po’ a sorpresa, sui suoi passi, e fa il più Pausiniano dei dischi. Tanto che questo suo quinto disco potrebbe intitolarsi a maggiore diritto “La mia risposta, punto e basta”. Ovvero: questa sono io, questa è la musica in cui credo. Forse si tratta proprio di una risposta a coloro che non la prendono sul serio come artista, rimanendo spiazzati di fronte al suo successo internazionale – salvo poi concludere che “si sa, all’estero portiamo sempre la melodia italiana”. La cosa buffa è che probabilmente Laura Pausini è più avanti di altra gente che vive l’ossessione ansiogena del “rinnovamento”, del seguire il trend, del cogliere i “fermenti” (lattici?), dell’andare “avanti” (dove, di preciso? Nu-soul? Lounge? Brunch music? Tortilla sound?). Così, coerentemente con un panorama che vede trionfare in tutto il mondo - anche nella trendyssima Italia - gente che riscopre il potere della melodia (Elton John, Phil Collins, Celine Dion, ma anche Lene Marlin o i Lunapop, che non hanno 40 anni), ha realizzato il suo disco più “soft”. Con arrangiamenti e strumentisti sempre più ricercati, la giovane cantante e il suo team stanno lavorando per rendere definitivamente internazionale un “Pausini sound” ormai pienamente definito, dotato di una personalità chiaramente riconoscibile. Perché c’è chi si rinnova per paura di risultare sorpassato, e chi invece crede fermamente in quello che fa, fin quasi ad autocitarsi: ogni tanto pare che la star di Solarolo resista a stento alla tentazione di lanciare, in uno dei pezzi nuovi, un “Tu non lasciarmi mai” o “Incancellabile”. Spiace, a dire il vero, che raramente (in “Mentre la notte va” o “Fidati di me”) la Pausini si conceda un po’ dell’incedere funky affrontato nei dischi precedenti, e che ne evidenzia la duttilità vocale. Tra le tante ballate, invece, spiccano il possibile secondo singolo “Anche se non mi vuoi”, e la ricerca dell’intensità in “Jenny” e in “Per vivere”, il brano sui meniños de rua. Il pezzo che dà il titolo al disco, poi, firmato da Biagio Antonacci, è una delle cose più belle da lui mai scritte. Ma forse il brano più eloquente del disco è la iniziale “Siamo noi”, dedicata alla “maggioranza silenziosa” del cui animo si fa interprete, quella che nonostante le sollecitazioni del marketing non si emoziona per le cantanti-copertina - col vestito e il produttore sexy, per intenderci - ma per canzoni che hanno la dichiarata intenzione di prendere per mano chi ascolta. E se qualcuno storce il naso, pazienza: può sicuramente trovare di che eccitarsi altrove. Ma che non si metta tra la Pausini e i milioni di suoi fans. E’ avvertito: sarebbe come mettersi tra lei e il mare.
(Paolo Madeddu)
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